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Un amore che interpella

giugno 19th, 2013

Domenica XII T.O./C          23 giugno 2013

Dal Vangelo secondo Luca (9, 18-24)

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».

… Ma ancora questa domanda non ci coinvolge!

Le folle chi dicono che io sia? Dicono che sei un profeta: una creatura di fuoco e di luce, uno spirito, un soffio, altro indefinito.

Una risposta bella eppure cosi vuota. Le folle non sanno chi è Cristo Gesù secondo verità. Quella verità che le interpella e le scomoda anche. Non lo sapevano ieri, non lo sanno oggi, dopo più di duemila anni della sua venuta sulla nostra terra. Anche oggi la confusione intorno alla conoscenza vera di Cristo Gesù è tanta. E’ solo delle folle?

Un amore che  interroga me in prima persona risollevandomi dalla massa inanimata.

Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

La seconda domanda arriva diretta, esplicita: Ma voi chi dite che io sia? Preceduta da un «ma», come se i Dodici appartenessero ad un’altra logica. I Discepoli sono i vicini, sono gli intimi. Eppure sembrano non conoscere la verità di Gesù che poi è la non conoscenza della verità su se stessi.

Chi non conosce la verità di Gesù vero Dio e vero Uomo, mai potrà conoscere la sua propria verità e neanche quella dei suoi fratelli.

Senza il sole di Cristo che illumina la nostra vita, vivremo sempre di una moralità così bassa e tiepida che non ci risolleva rendendoci scomodi e alternativi.

Sì, perché l’amore, quando apre alla mia verità e a quella del fratello, mal si concilia con  una coscienza così lassa da ingoiare le più gravi trasgressioni della giustizia secondo Dio, commettendo i più efferati delitti e le più mostruose nefandezze, dichiarando il tutto normalità, progresso, civiltà, evoluzione.

Riconoscere Cristo mi sollecita a porre la mia vita al servizio di un mondo più giusto, senza esimermi dal dare il mio contributo, sino a perdere il bene più prezioso, la mia stessa vita.

Sino a quando non comprendiamo che non c’è Cristo e sequela senza croce non riconosceremo mai la verità di Cristo e la mia. Così Pietro: non riesce ad immaginare che il Cristo, il figlio di Dio, debba prima soffrire e morire per poi risorgere.

Pietro identifica l’amore con la “potenza”. Per Pietro non c’è spazio per la debolezza, per quell’amore che disarma e salva. Pietro non riesce così ad aprirsi alla verità di Cristo e di conseguenza alla sua verità di discepolo.

Ecco così che Gesù comprende che anche i discepoli, gli intimi non erano pronti a riconoscerlo, non erano pronti a fare i conti con la croce e la loro fragilità. Scopriranno poi, solo dopo, la forza dell’amore disarmante.

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Solo alla luce della risurrezione è possibile comprendere l’infinito valore della sua morte.

La terza domanda, sottinte­sa, è diretta a me: ma tu chi dici che io sia?

Gesù non chiede una rispo­sta astratta: «chi è Dio», o «chi sono io»; mette in que­stione ciascuno di noi: tu, con il tuo cuore, la tua fati­ca, il tuo peccato e la tua gioia, «Chi sono io per te?» Non è la definizione di Cri­sto che è in gioco, ma quan­to di lui vive nella tua e nella mia esistenza.

È l’amore disarmato quello che salva.

Gesù prima sarà sottoposto alla sofferenza, al rifiuto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, alla crocifissione. Compiutasi questa prima parte, viene la seconda: egli risusciterà, sarà innalzato ed esaltato da Dio. Non vi sarà compimento della seconda parte senza il compimento della prima. Il dolore precede la gloria, la sofferenza la gioia, l’umiliazione l’esaltazione eterna.

Il mistero di Cristo Gesù e la sua verità divengono mistero e verità di ogni suo discepolo. Chi vuole andare dietro Gesù e raggiungerLo nella gioia eterna deve prima passare per il rinnegamento di se stesso, prendendo la croce ogni giorno e seguendo Gesù. Poi verrà la gioia del Cielo. Prima bisogna perdere interamente la vita in questo mondo e solo dopo la si ritroverà tutta nel Regno eterno di Dio.

I due misteri di morte e di vita sono inseparabili e tali da dire la verità di Cristo e la verità su me stesso.

Suor Anna Monia Alfieri, im
presidente@fidaelombardia.it