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Tutto crolla…ma non Dio

novembre 14th, 2013

XXXIII Domenica T.O./C                                                     17 Novembre 2013

Luca 21,5-19

Luca introduce il discorso di Gesù con alcune frasi che servono a situarlo nel tempo e nella spazio. Gesù ci riporta sempre alla realtà, ci richiama ad un sano realismo oltre ogni nostra fuga, fantasia che sposta le proprie responsabilità. Il mondo ha bisogno di “testimoni” non di “predicatori”.

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Curioso: il tempio di Gerusalemme è una delle sette meraviglie del mondo, eppure Gesù ne predice la distruzione. Più che lo splendore dei marmi (come sepolcri imbiancati) dei nostri templi, più che la ricchezza delle cerimonie, Dio vuole lo splendore della vita di un popolo. Più che in un luogo, Dio abita in mezzo ad una comunità.

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Gesù viene interrogato sulla fine del tempio. La distruzione di Gerusalemme era già avvenuta quando Luca scrive il vangelo. Difatti vuole indicare che si sta andando non verso “la fine definitiva”, bensì verso “il fine ultimo”. Alla paura della fine e della morte, Gesù mostra un destino diverso per l’uomo e per il mondo: il suo mistero di morte e risurrezione.

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.

Luca vuole nuovamente sottolineare che le persecuzioni di cui i cristiani saranno fatti oggetto non sono il segno che la fine è imminente, ma fanno parte dell’esperienza tipica del cristiano in ogni tempo. La persecuzione ha il solo scopo di rendere possibile la missione. Tornano al cuore e alla mente le parole di Papa Francesco che ci ricorda come senza la croce le nostre opere sarebbero delle buone ONG ove però non c’è Cristo.

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Alla persecuzione da parte di estranei si aggiungerà l’opposizione dei propri cari. Occorre mettere in conto anche il tradimento da parte dei propri parenti, genitori e fratelli, magari persone che condividono la stessa fede. Come potremmo sostenere una morte violenta? Quale è il senso di tanta  persecuzione?

L’esistenza cristiana ritrova la pienezza di senso là dove si individuano l’impegno a favore della pace e della giustizia sociale e la difesa dell’ambiente, che Dio ha messo a disposizione di tutti e di tutte le generazioni. Non esiste alcuna ingiustizia sociale di fronte alla quale il cristiano possa rimanere indifferente. La sua posizione non deve essere quella di una pura difesa, fine a se stessa, della fede, ma piuttosto deve orientarsi nel senso di una collaborazione fattiva con gli altri uomini perché questo mondo diventi più giusto per tutti.

Questo impegno nel mondo e per il mondo in tutti i suoi aspetti ha i suoi costi. L’accettazione delle persecuzioni non deve però essere semplicemente il pedaggio da pagare per «guadagnare» la propria anima, ma deve servire come opportunità per dare testimonianza a Cristo e al suo vangelo. In realtà solo una scelta radicale – l’opzione fondante -, può smuovere i cuori degli uomini e porre le premesse di un mondo migliore.

Crediamolo ogni istante che tutto il male del mondo non potrà mai produrre la fine del mondo; il male massimo l’abbiamo già fatto: crocifiggere Cristo, il Figlio di Dio. L’ eucaristia ci fa memoria che questa non è stata la fine, bensì è stato l’inizio del mondo nuovo.

Suor Anna Monia Alfieri
Presidente Federazione Istituti di Attività Educative
www.fidaelombardia.it