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Perdono e regalità

novembre 20th, 2013

Lc 23,35-43

DOMENICA XXXIV  T.O./C                                      24 Novembre 2013


In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Parole che deridono eppure racchiudono la massima incomprensione del mistero di Gesù e del mistero di Dio. Ciechi e stolti, non comprendiamo che proprio perché Gesù è il Cristo di Dio, non salva se stesso, perché il suo potere senza limiti riguarda la salvezza degli altri, non la sua. Questa è la logica dell’amore: donare, spendersi per altri, dimenticandosi.

Gesù in croce rappresenta una delusione per i capi che pensavano a un Dio onnipotente, giusto giudice della storia mentre lì si mostra impotente, giudicato come malfattore e giustiziato, come una bestemmia, non una benedizione. Invece Dio è Dio, perché perde se stesso per amore.

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

I due ladroni, uno a destra e uno a sinistra, riportano alla memoria la domanda della madre dei figli di Zebedeo. Sul calvario il paradosso mostra che quelli per cui il Padre ha preparato i due posti accanto a Gesù sono due malfattori. Un paradosso che scandalizza, destabilizza, delude gli affaristi eppure è la massima espressione dell’amore. Seli occupano loro, allora chiunque può stare accanto al Re che, prima di morire e prima di ogni cosa, “ordina” al Padre il perdono.

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Tutta la storia in tre frasi: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”; “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” e “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Il rapporto fra Gesù e i due crocifissi è senza eguali. I due malfattori incarnano la natura umana, ma rovesciata: ora è l’uomo che condivide la condizione di Dio e dicendo “Gesù, ricordati di me”, il malfattore si mette vicino a Dio come uomo e come fratello. La risposta di Gesù tiene conto di questa relazione: “Oggi sarai con me”.  Dio si è fatto uomo per ricondurre l’uomo a Dio.

I capi, i farisei, il popolo e forse anche noi non abbiamo voluto accogliere il mistero della regalità di Cristo. Cristo è il vero Re proprio nella debolezza, lì impotente in croce perché capace di annullare l’abisso tra Sé e il peccato dell’uomo. “Quando sono debole è allora che sono forte, poiché nella mia debolezza si manifesta la potenza di Dio” (2Cor 12,9-10).

Suor Anna Monia Alfieri
Presidente Federazione Istituti di Attività Educative
www.fidaelombardia.it