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Pace a voi!… Ricevete lo Spirito Santo

giugno 4th, 2014

PENTECOSTE                  8 giugno 2014

At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20,19-23

Dopo l’Ascensione celebriamo la Pentecoste: cioè la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, come compimento della promessa di Gesù.

Come la Pasqua rappresenta il compimento di un cammino percorso con Gesù, la Pentecoste segna il compimento della promessa fatta nella prima apparizione dopo la risurrezione: “venne Gesù, stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi!… Detto questo soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo…”.

In quella apparizione leggiamo la promessa dello Spirito Santo, che si realizza solo 50 giorni dopo, e non tocca solo gli apostoli, ma anche la folla che attende e ne esperimenta gli effetti: “ognuno li sente parlare nella propria lingua”. Ancora una volta mi sembra di capire  l’importanza del tempo per noi creature. Mentre per Dio il tempo è senza misura, per l’uomo il tempo è composto di istanti, di minuti, di ore…. Anche il pensiero si sviluppa e si compone nel tempo; solo nel tempo l’uomo percepisce lo sviluppo degli eventi e comprende e accoglie.

Lo Spirito Santo è il dono pasquale del Risorto, che ci rende creature nuove, non uguali. A ognuno di noi si manifesta in modo unico e irrepetibile: “se Cristo ha riunificato l’umanità, lo Spirito ha diversificato le persone… Le fiamme dello Spirito si dividono e ognuna illumina una persona diversa… e genera al mondo uomini liberi, responsabili, e creativi” (E. Ronchi). Il ritrovarci tutte nello stesso cammino non significa che le diversità siano annullate. Le diversità ci sono sempre perché Dio ci ha fatte irrepetibili. Si tratta di cogliere la diversità per farla occasione di crescita. Si tratta di lasciare lavorare lo Spirito in noi. Si tratta di lasciarci fare, secondo il progetto di Dio su ciascuna di noi.

“Poter essere se stessi ed esserne felici è il sogno di Dio per ciascuna di noi” (Emanuelle Marie). Ma quanto è difficile essere se stessi! La famiglia, l’educazione, l’ambiente, il  territorio, gli eventi vissuti, hanno creato in noi sovrastrutture, schemi, che ci fanno diverse l’una dall’altra, anche nella sfera esterna. Nella comunità, l’essere diverse, invece di essere motivo di ricchezza, diventa spesso motivo di conflitto, che rallenta o blocca il cammino. Dovrà essere impegno di tutta la vita liberarci, da ogni falsa immagine di noi stesse, per far emergere il nostro essere come Dio ci ha pensate da tutta l’eternità, per renderci trasparenti e disponibili ad accogliere il dono, la “novità” dello Spirito che opera in noi.

Il dono si accoglie poco per volta, passo passo lungo lo scorrere della vita. Il rinascere come nuove creature nello Spirito si attua nella relazione con Gesù, tra di noi e con tutta la creazione. Con Gesù, perché ci ha dato l’esempio, e ci invita a seguirlo. Tra di noi, perché lo Spirito ci rende creature nuove e ci consente di comprenderci pur parlando lingue diverse. E con tutta la creazione perché siamo parte della creazione, dipendiamo dalla terra e dai suoi frutti; all’uomo è stato affidato tutto il creato.

Lo afferma anche Papa Francesco, il quale fin dalla prima omelia, ha detto: “Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato”.

Vorrei concludere con il ricordo di una cara sorella della mia comunità mancata solo pochi giorni fa. Alla bella età di novant’anni e passa sapeva manifestare freschezza, meraviglia e stupore di fronte alle novità, grandi o piccole, di ogni giorno, esclamando: “ma guarda un po’, ho imparato ancora una cosa nuova. Ho sempre da imparare”. Ecco, l’opera dello Spirito  Santo nel cuore di chi si lascia fare.

Sr Teresita Conti, fsp