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La voce del tuo saluto è giunto ai miei orecchi

dicembre 16th, 2015

IV Domenica di Avvento – Anno C   20 dicembre 2015

Lc 1,39-48

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto (letteralmente:  «La voce del tuo saluto») è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Tutti si saluta e non farlo è maleducazione. Il saluto, infatti, è il primo modo attraverso il quale si stabilisce un contatto con gli altri; così come il toglierlo decreta la fine di una relazione. Il dizionario lo definisce così: «Atto costituito da un cenno, da un gesto, accompagnato per lo più da parole… che si scambia con una persona nel momento in cui la si incontra… per manifestare rispetto, affetto, simpatia… ma spesso è un semplice atto di cortesia formale»*. Quel che è chiaro qui è che tra Maria ed Elisabetta non è stato un «semplice atto di cortesia formale». Anzi, che questo «saluto» sia una questione evangelica centrale è di tutta evidenza e appena pronunciato, esso dà inizio a una serie di straordinarie reazioni: il bimbo esulta e sua madre – riempita di Spirito Santo – riconosce la visita del Signore in casa sua.

Il testo non chiarisce né parole né gesti, ma si sofferma piuttosto sulla «voce» di Maria (cfr. traduzione CEI 1972). Non è un particolare secondario perché questa voce, come un’impronta indelebile, plasmerà e definirà nel profondo l’identità del bambino che ora gioisce di esultanza nel sentirla: Giovanni, infatti, sarà «voce che grida» la gioia per la venuta del Messia (cfr. Lc 3,4).

Maria – entrando in casa di Zaccaria – saluta, ripetendo così il medesimo gesto con il quale lei era stata salutata per prima dall’angelo (cfr. Lc 1,26-38). La «gioia» annunciata dal messaggero è di tale portata da provocare anche in lei reazioni emotive e riflessive: si tratta, infatti, del Messia e della realizzazione delle promesse di Dio. Maria accoglie le parole del messaggero, le assume incondizionatamente con il desiderio e la speranza di realizzarle. Così, appena l’angelo parte da lei, Maria a sua volta si alza e parte in fretta. Ora è lei ad entrare nelle case per far risuonare la potente voce divina. Si mette in viaggio perché la Parola per cui si è fatta grembo, dalla Galilea alla Giudea, giunga a tutti – per prima a un’altra donna come lei, come lei testimone di una fecondità possibile contro ogni umana previsione. Maria è il saluto del Signore che visita, incontra e rimane con il suo popolo.

*dal Dizionario Treccani on line.

Silvia Zanconato
silvizanco@gmail.com