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L’adultera: un incontro che rimette in cammino (Gv 8,1-11)

marzo 17th, 2010

Mamma mia! Come si fa a ritenere che tutto sia una perdita, considerare tutto spazzatura per guadagnare Cristo?! Bisogna esserne veramente innamorati. E amare è una decisione da prendere ogni giorno. Ogni giorno devo non ricordare più le cose passate, non pensare più alle cose antiche. Ogni giorno riprendere la corsa per raggiungere la meta.

In questa nostra corsa da persone innamorate di Cristo siamo sostenuti da una certezza:la cosa nuova che Dio sta facendo in noi!

Ancora una volta il Signore non tiene conto di chi eravamo e neppure di chi siamo. A Dio non importa il nostro peccato, il nostro adulterio, la nostra infedeltà, la nostra idolatria, e neppure la nostra fragilità.

Giovanni nella sua prima lettera ce lo ricorda con parole chiare: se anche il tuo cuore ti condanna, Dio è più grande del tuo cuore (1Gv 3,20); e ancora: se qualcuno pecca, abbiamo un intercessore presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto (1Gv 2,1).

E’ l’esperienza della donna “sorpresa in flagrante adulterio”.

Talvolta noi abbiamo questa presunzione: che il nostro peccato faccia cambiare idea a Dio, che Dio diventi meno Padre, che abbia meno amore! Ma Dio è Amore! E’ il nostro amore che viene meno, non il suo. La cosa nuova che proprio ora germoglia è questa capacità-possibilità, che ci è data sempre, di riprendere sempre, di far sempre rivivere il nostro amore ferito, reinnestandolo continuamente alla sorgente dell’Amore.

“Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

E il nostro amore sa non condannare? Sa accogliere sempre ogni “amore” anche se ferito?                          

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com