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Segni di speranza (Lc 22,14-23,56)

marzo 24th, 2010

La giornata di oggi, domenica delle Palme, con quel suo costringerci a vivere nella stessa celebrazione l’esaltazione della trionfale entrata di Gesù in Gerusalemme e la tragicità del racconto della sua passione e morte, ci pone nel cuore la tristezza della stridente e purtroppo tragica conseguenza della incoerenza dell’animo umano.

E’ una esperienza di vita che talvolta purtroppo viviamo. E mette paura e fa che ci tiriamo indietro, ci chiudiamo dentro i nostri ambienti, dentro i “nostri”. Ci fa perdere il coraggio e la forza della profezia.

“Indirizzare una parola allo sfiduciato”, dopo “aver fatto attento il nostro orecchio”, rischia di portare sofferenza, può significare “presentare il dorso ai flagellatori”.

E il dolore, la sofferenza, fanno venire meno la fiducia nel Dio che ci assiste, “per cui restiamo svergognati, confusi”. Eppure da sempre sappiamo che per Dio non esiste abisso irraggiungibile: è dalla morte di croce che Egli trae il Cristo e “lo esalta e gli dona un nome che è al di sopra di ogni nome”.

E’ dalle nostre croci, vissute con amore e per amore, che ci trae a vita nuova e ci fa segno di speranza.

E “sperare, come ci ricordava il card. Suenens, è un dovere, non un lusso. Sperare è destarsi dal sonno, è il mezzo per trasformare il sogno in realtà. Felici coloro che osano sognare e che sono disposti a pagare il prezzo più alto perché il sogno prenda corpo nella vita degli uomini. E’ la profezia cui siamo chiamati”.

Signore, fa’ che non mi tiri indietro, che non mi chiami fuori e soprattutto, nella mia incoerenza, fa’ che non mi scopra dall’altra parte a gridare anch’io “crocifiggilo”.

d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com