natura2La natura è l’abbigliamento temporale di Dio che lo rivela al saggio e lo nasconde allo sciocco. Thomas Carlyle

Per abbigliamento – com’è a tutti noto – s’intende l’insieme degli oggetti che compongono il vestiario. Ciò con cui ci si veste, ci si copre. Esso è diverso secondo le necessità, i tempi, le stagioni, le consuetudini; non ultimo, il clima.

Nel corso della storia l’abbigliamento è cambiato molto. Le opere d’arte ne sono la conferma. Tant’è vero che gli intenditori d’arte normalmente si fermano molto sull’abbigliamento dei personaggi riprodotti. A volte anche su un solo dettaglio. Fautori principali della diversità sono stati e continuano ad esserlo il progresso della civiltà, le variazioni di mentalità dei singoli popoli, la disponibilità economica. Ancor oggi in zone glaciali vivono popolazioni allo stato primitivo, selvaggio, completamente o quasi nude e altre che abitano in zone torride si presentano e vivono tranquillamente coperte anche in stagioni decisamente calde.

Gli studiosi sono d’accordo nell’ammettere le tre cause che hanno spinto l’uomo a vestirsi: innanzitutto il bisogno di porsi al riparo da molteplici cause di possibile disagio o addirittura da conseguenze dannose soprattutto per la salute, un innato senso del pudore, il desiderio di ornarsi, di mostrarsi belli. Comunque l’abbigliamento, il vestirsi ha una finalità, la sua importanza. Coleridge affermava che furono tre le più antiche forme d’arte: l’architettura, la cucina e l’abbigliamento. Nella persona l’abbigliamento è un annuncio: parla dello stile e del gusto della persona che lo indossa. “I vestiti sono degli artifici semeiotici, cioè delle macchine di comunicazione” ha scritto un autore.

E sotto l’abbigliamento, nascosta normalmente nella sua maggior parte, esiste una realtà meravigliosa in se stessa: il corpo umano. Ecco ciò che è la natura, è l’abbigliamento, il vestito di Dio. Nella persona conta non tanto ciò che veste; conta ciò che è vestito. Conta la persona umana nella sua identità. E la natura veste l’unica vera bellezza, la più bella e ricca identità: Dio, dal quale tutto ha avuto origine; dalla cui sapienza tutto l’esistente ha ricevuto principio e consistenza.

Un monte innevato lontano, appena raggiunto con lo sguardo, annuncia il Creatore sommo e unico; un fiore su uno stelo snello e gentile, che spande attorno a sé un mite profumo, un cipresso, alto e sempre verde…. sussurrano un nome: Dio. Un passero che cinguetta, un leone che ruggisce, una pecora avvolta nella sua bianca lana parlano di un Creatore che li ha voluti così e dicono che esiste un Altro essere che ha dato loro la vita e la possibilità di riprodurne altri altrettanto uguali, se non più belli ancora.

Una giovane universitaria, Marina Muser, morta nel 1982 per una malattia non più curabile, nei momenti più lancinanti del suo dolore, soleva ripetere: “Il bello di questi attacchi è che non hanno un motivo. Vengono e basta… e io non posso far altro che ringraziare Dio”.

“Tutto ha in Dio il suo principio sorgivo” (Luigi Pozzoli). San Francesco – narra Tommaso da Celano – “camminava con rispetto perfino sulle pietre”.

Gesù ha detto: “guardate gli uccelli del cielo, non seminano, non mietono; né raccolgono nei granai… il Padre vostro celeste li nutre… Osservate come crescono i gigli del campo… Ora se Dio veste così l’erba del campo…” (cfr. Mt 6,26ss).

Dio è la sorgente prima e ultima di tutto quanto esiste. Tutto è impregnato della sua presenza… L’Essere origine, fonte di tutto è Lui. La Fonte di quell’opera meravigliosa che possiamo ammirare ogni giorno da mattina a sera e che può stupirci in una notte fonda, carica di stelle, e che papa Francesco ama chiamare ‘casa comune’ e a tutti compete salvare e difendere è Lui: Dio.

                                                                                     sr Biancarosa Magliano, fsp

                                                                                     biancarosam@tiscali.it