sabato santo1Il Grande Sabato…

… parla alla nostra coscienza

  “Sabato santo: giorno della sepoltura di Dio; non è questo in maniera impressionante il nostro giorno?”, si domandava diversi anni fa Joseph Ratzinger. Il nostro secolo non comincia forse ad essere un grande Sabato santo, giorno dell’assenza di Dio? E noi non siamo forse un po’ come quei discepoli, che, con un vuoto agghiacciante nel cuore, si avviano a tornare a casa senza accorgersi che Colui il quale era creduto morto è in mezzo a loro? Anche noi abbiamo ucciso Dio attraverso l’ambiguità della nostra vita, chiariva Ratzinger; lo abbiamo rinchiuso nel guscio di pensieri abitudinari; esiliato in una forma di pietà senza contenuto, perduto nel giro delle frasi devozionali

 Ma per ogni situazione passa un sentiero che porta a Lui e sempre si può ripartire proprio da lì dove ci si era fermati. Anche nelle prove che sembrano senza uscita; anche in ciò che ci era parso un inutile piangere; o nel sentimento di stare camminando a volte verso nessun luogo, senza vedere né strada, né meta… Proprio là Qualcuno sommessamente continua a bussare alle porte dei nostri cuori e, se gli si apre, lentamente ci rende capaci di “vedere”. Una Voce chiama, una mano ci prende per mano e ci conduce… Così, come un seme nel buio attende il richiamo della primavera, Dio genera il Suo futuro dentro ogni notte.

 Ricchi o poveri, famosi o sconosciuti, certo la paura di essere lasciati soli e abbandonati è di tutti, anche se rimane nascosta sotto la superficie dell’autocontrollo. La sua radice più profonda sta nella possibilità di non essere amati affatto, di non appartenere a nulla che duri, inghiottiti dall’oscuro nulla… Sentiamo però che la nostra vita ci appartiene e che la morte non ha nessun posto nel nostro desiderio di vita.

Karl Rahner chiama la morte “assurda contraddizione originaria dell’esistenza”. E se il morire richiama, con forza rinnovata, la paura di non essere amati, ridotti in vana cenere, nello stesso tempo il mistero più oscuro della fede è il segno più chiaro di una Speranza che non ha confini. Gesù ha sperimentato con noi l’intera assurdità della morte. Dio doveva morire per gli uomini perché potesse realmente vivere in essi e divenire compagno della nostra solitudine ultima…

Il Sabato Santo è nuovo invito ad una quotidiana lettura sapienziale della propria esperienza di vita nella storia; invito a dimostrare che l’amore sempre è più forte dell’odio e della morte; a scendere con Gesù nel buio di coloro che gridano dal profondo e portarvi la Sua luce. E beati coloro che riescono a leggere il proprio vissuto come un dono di Dio, non lasciandosi andare a giudizi negativi sui tempi vissuti, o sul tempo presente in confronto con quelli passati! Ideale è arrivare a contemplare molto semplicemente il Signore che ci guarda con amore. A noi non resterà che seguirLo docilmente.

Luciagnese Cedrone

lucia.agnese@tiscali.it