cuoreCuore

L’assoluta rilevanza antropologica del cuore nell’Antico Testamento trova riscontri significativi nel Nuovo Testamento. Spesso, infatti, il cuore (kardia) è evocato come centro dei sentimenti, delle passioni e delle emozioni; sede della ragione, del pensiero e dell’intelligenza; organo della volontà. Per questa pluralità di significati, nel cuore si raccoglie di fatto l’intera persona, in quanto essa esprime di più intimo e profondo.

Dal cuore dipendono così anche tutte le decisioni buone o cattive per la fede e la pratica di vita cristiana. Ciò che favorisce l’incontro con Gesù, così come ciò che allontana da lui, impedendogli di abitare in noi (Ef 3,17), con il suo amore (1 Gv 3,17), viene infatti da un cuore retto e puro (1 Tm 1,5). Da qui il costante richiamo alla purificazione (Eb 10,22; 1 Pt 3,4) e alla conversione del cuore come passo obbligato per ricevere un cuore nuovo, capace di accogliere Gesù. In questo non si è lasciati soli da Dio, “che è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1 Gv 3,20); da Dio “che scruta i cuori” (Rm 8,27), “gli affetti e i pensieri” (Ap 2,23), e conoscendo tutto del nostro mondo interiore sa anche ciò di cui abbiamo bisogno per evitare il cuore indurito e favorire la circoncisione del cuore.

La durezza di cuore è l’espressione (kardia pepōrōmenē) riferita ai discepoli (Mc 6,52; 8,17) per indicare la loro incapacità di capire il senso profondo delle parole e dei gesti di Gesù, nella loro portata reale o nel loro valore simbolico. Più in generale, però, la durezza di cuore è riferita ai giudei e in particolare ai farisei per indicare il loro atteggiamento di chiusura nei confronti di Gesù e quindi la barriera insormontabile che si erge davanti al suo messaggio, impedendogli di entrare. Ma anche i cristiani possono esser tentati di respingere, restare indifferenti o tiepidi di fronte alla parola di Gesù. Da qui la pressante esortazione – sull’eco del Sal 95,8 – a non “indurire” (sklērynō) i cuori (Eb 3,8.15; 4,7).

Fonte:

Dizionario del Nuovo Testamento

a cura di Giuliano Vigini, Paoline