SPERANQuel ‘tuttavia’ che ridà speranza

Mentre si avverte un po’ dappertutto l’angoscia per la corsa al denaro, alla ricchezza, al potere… questa povera famiglia degli uomini continua a seminare speranze che non tengono; e delusioni, preoccupazioni, dolori così vivi da togliere il respiro…

Come guardare in faccia il male senza lasciarsene annientare dentro e senza divenire meno capaci di bene e di bello? Soprattutto, come abituarsi a misurare quello che c’è di ‘nostro’ nel male che domina intorno?… Di sicuro la verità costa terribilmente e nessuno la mette al mondo senza fatica. È facile invece trovarsi a identificarla con le proprie conquiste intellettuali e spirituali. Ma voler regolare i guai di quaggiù senza impegnare a fondo la coscienza contro il proprio egoismo, è solo illusione. Di certo non ci sono onestà, giustizia, bene possibile, senza la capacità di guardare le cose in tutta verità; e sempre… anche quando si rischia di rimanere schiacciati dal peso delle sue esigenze. Altrettanto certo è che radicarsi intimamente in Dio porta frutti di rara umanità anche nelle situazioni più disumane.

A distinguere il bene dal male non è soltanto l’azione. È il proprio animo, il modo di ‘sentire’ la realtà intorno. Nelle ore del mistero che si chiama dolore, solitudine, morte, quello che ‘tiene’ e aiuta è sentirsi di Qualcuno; è la presenza certa di un Padre che ci accompagna e rende tutti -proprio tutti- figli e fratelli. Con Lui si è a casa ovunque su questa terra. E si può portare tutto in se stessi, sopportare le ingiustizie e le prepotenze del vivere, senza mai approvarle, anche a costo di finire come di solito finiscono i profeti. Perché l’amore si lascia bruciare gli occhi piuttosto che chiuderli su ciò che disturba. La fraternità – parola che accende e consuma chi la porta- si rivela nei segni della benevolenza e della fiducia. Ma comincia a essere vera solo quando non se ne lascia nessuno fuori. Eppure basta guardarsi un po’ intorno per scoprire che qualcuno ne è escluso. Perché, se anche si vive e si mangia insieme, quando non si è impegnati a comprendere una persona e ad amarla così come è, in realtà la si lascia fuori.

È il ‘nemico’ – quello che fa paura e fa soffrire – l’unico che permette di comprendere se si è o meno disponibili a portare il peso di quell’altro che è irriducibilmente ‘altro’; a dargli ospitalità in sé sapendolo soffrire e accettare; consapevoli che tuttavia c’è sempre una possibilità per imparare qualcosa di bello sulla vita, anche quando può essere molto duro. Il ‘tuttavia’ ridà speranza alla propria esistenza e la suscita anche negli altri. E conferma che anche nelle situazioni più buie e contraddittorie della storia, lo Spirito è all’opera… E pone segnali di bene che chiedono di essere riconosciuti, sui quali fondare la speranza.

 

Luciagnese Cedrone

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