Scuole cattoliche: uguali doveri, minori diritti

STUDENTE1Il 5 ottobre c.a. si è celebrata la “Giornata mondiale degli insegnanti”. In Italia gli insegnanti, considerati gli stipendi, la scarsa considerazione sociale e le difficoltà in cui si trovano ad operare, hanno piuttosto poco da festeggiare.

Papa Francesco per l’occasione ha espresso un breve pensiero tramite un apposito tweet: “La missione della scuola e degli insegnanti è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello”.

Un messaggio che diventa stimolo e sprone per l’impegno professionale dei docenti, ma dovrebbe arrivare anche ai decisori politici.

Il prossimo 26 ottobre, presso la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), sarà presentato il rapporto annuale sulla scuola paritaria cattolica e i dati annunciati registrano un sempre crescente numero di istituzioni scolastiche che chiudono i battenti.

Si perdono centri e spazi di educazione e di formazione, si mortificano carismi e potenzialità che non vengono offerti come dono ai giovani di oggi, disorientati e confusi, e l’auspicata “ricerca del vero del bene e del bello”, come dice papa Francesco, si perde nel vuoto delle buone intenzioni di pochi, senza riuscire a produrre quel salto di qualità che la scuola italiana sarebbe in grado di fare, rispettando le libertà di scelta educativa e potenziando le progettualità verso una scuola di qualità.

Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, è intervenuta nei primi di ottobre al convegno “Arte-Formazione-Cultura”, svoltosi presso l’Istituto Marcelline di via Quadronno di Milano, in occasione dell’inaugurazione dei nuovi locali dell’Accademia Ucraina di Balletto.

Nel corso dell’intervista condotta da don Giorgio Zucchelli, presidente dell’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana), la ministra ha risposto alle diverse tematiche che interessano le scuole paritarie: la libertà di scelta della scuola, il reclutamento dei docenti nella scuola paritaria; il costo standard per studenti, affermando che è “argomento da studiare e approfondire, ed ha dichiarato di voler, creare un gruppo di lavoro presso il Miur”. Positive promesse che i politici e il governo dovrebbero mettere in atto.

Rincalzando l’osservazione di don Zucchelli, in merito allo svuotamento delle scuole cattoliche perché con le assunzioni statali tanti docenti hanno lasciato l’incarico, la Fedeli, ha sottolineato che sono stati gli insegnanti a scegliere e che il problema essenziale sta nel garantire la qualità dell’offerta formativa anche nelle paritarie e tale garanzia si può avere solo con criteri di reclutamento uguali a quelli previsti per la scuola statale.

Il reclutamento nelle scuole paritarie prevede l’assunzione in primis dei docenti abilitati, in mancanza dei quali si può ricorrere a quelli in possesso del solo titolo di studio.

Il decreto legislativo n. 59/2017 ha introdotto delle novità in merito, infatti, per insegnare nelle paritarie si deve essere in possesso del diploma di specializzazione per l’insegnamento secondario, che si consegue nel primo anno del nuovo percorso FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio), al quale si accede tramite concorso.

Al percorso FIT, però, o meglio al primo anno dello stesso, si può accedere anche senza aver superato il concorso, al fine di conseguire il suddetto diploma e insegnare presso le scuole paritarie, che svolgono un servizio pubblico, ancora mortificato dal gravame del doppio costo delle tasse e delle rette, a carico dei genitori.

Applicando il costo standard di sostenibilità, come sostiene suor Anna Monia Alfieri, presidente della FIDAE (Federazione degli Istituti di Attività Educativa) Lombardia, anche nel volume “Il diritto di apprendere”, si potrà garantire un servizio di qualità, nel rispetto di principi di libertà educativa che compete ai genitori, di pluralismo educativo e si constata che lo Stato ne avrebbe anche un beneficio, apportando un notevole risparmio per la spesa pubblica.

L’accoglienza degli alunni disabili nelle scuole paritarie, anche senza ulteriori aggravi finanziari per le famiglie, è oggi una realtà diffusa con notevole successo, anche se tutto ciò spesso determina maggiori oneri per le scuole cattoliche.    Le buone pratiche di sperimentazione e d’innovazione nella didattica, com’è dimostrato dalla nuova sede dell’Accademia Ucraina di Balletto, una vera ’eccellenza’ della scuola milanese che conta un centinaio di ragazze iscritte, e frequentanti anche il Liceo e il convitto.

Le strutture delle scuole paritarie sono ideali per la realizzazione di simili progetti, mentre le scuole statali, spesso stentano nel garantire il minimo indispensabile delle attività curriculari e soffrono il disagio delle mancate garanzie di sicurezza e di prevenzione.

“Tutta la filiera del sapere”, come usa dire la Ministra Fedeli, necessita di un collegamento e di una reale sinergia, senza contrapposizioni ed ostacoli di prevenzione ideologica.

Il bene degli studenti, la loro formazione integrale non dovrebbe avere limitazioni e barriere.

Ben venga la possibilità offerta anche alle scuole paritarie, come previsto dalla legge di bilancio 2017, di accedere ai finanziamenti europei dei progetti PON (Programmi Operativi Nazionali), dai quali prima erano escluse, ma ancora la strada è tutta in salita e spesso anche il linguaggio risente di una contrapposizione tra statale e paritaria, noi e voi, mentre l’essere scuola dovrebbe accomunare tutti per il bene e la crescita dei ragazzi consentendo loro di avere gli strumenti necessari per affrontare la complessa realtà in cui vivono e di gestire le repentine mutazioni di cultura e di stili di vita.

“Educare, non solo istruire” non può restare solo il titolo di un convegno, ma costituisce la nota caratteristica di una progettualità educativa che motiva e giustifica la libera scelta dei genitori. “Per insegnare, infatti, basta sapere, ma per educare è necessario essere”.

La scuola paritaria cattolica, come dimostra la storia, ha tutti i numeri per essere scuola di vita e di formazione ed ora ha necessità di sostegno e di aiuti finanziari per bloccare l’emorragia di sempre numerose e diffuse chiusure d’istituti  scolastici, un tempo fari luminosi e centri di cultura e di formazione, ora “fari spenti” che diffondono nel territorio le ombre del buio e della paura di un domani senza speranza.

Fonte: Zenit, 12.10.2017