SGORBATI

Perdono, perdono, perdono…

Sarà beata Leonella Sgorbati, la religiosa italiana uccisa a Mogadiscio il 17 settembre del 2006. Papa Francesco ha firmato il decreto che ne riconosce il martirio.

 Leonella Sgorbati (al secolo, Rosa) era nata nel 1940 a Rezzanello di Gazzola, in provincia di Piacenza, ed era entrata giovane nelle missionarie della Consolata. Aveva poi studiato da infermiera in Inghilterra e dagli anni Settanta si era recata missionaria in Africa, dapprima in Kenya e poi, dal 2001, in Somalia, dove era stata inviata per iniziare una scuola per infermieri.

 Il 17 settembre del 2006, a 65 anni, venne uccisa a freddo da due uomini armati, che la colpirono alle spalle mentre stava facendo rientro dalla vicina scuola all’ospedale per l’infanzia dove lavorava, il Sos Kinderhof, nella periferia di Mogadiscio.

 Sono giorni di tensione nella Capitale somala, già da tempo in mano alle corti islamiche. In seguito al noto discorso pronunciato pochi giorni prima da Benedetto XVI a Ratisbona, il 12 settembre, in diversi paesi a maggioranza musulmana scoppiano le proteste. Lo sceicco Abubukar Hassan Malin aveva esortato due giorni prima a «dare la caccia» e a uccidere il Pontefice. C’è chi ipotizza, dunque, che l’assassinio della religiosa italiana non sia stato compiuto da criminali comuni ma sia da ascrivere a questo frangente. Le corti islamiche, comunque, condannano ufficialmente il gesto. Lo sceicco Muktar Robow lo definisce un atto «barbaro e contrario agli insegnamenti dell’islam».

L’assassinio di suor Sgorbati ebbe ampia eco. L’allora presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano si disse «addolorato»per il «crimine orrendo».

 All’agenzia stampa missionaria Misna, una consorella, Marzia Ferra, raccontò così gli ultimi istanti di suor Sgorbati: «Era ancora viva, sudava freddo, ci siamo prese per mano, ci siamo guardate e prima di spegnersi come una candelina, per tre volte mi ha detto: “perdono, perdono, perdono”».

 Questa Suora «che da molti anni serviva i poveri e i piccoli in Somalia», disse all’Angelus del 24 settembre successivo Papa Benedetto XVI, «è morta pronunciando la parola “perdono”: ecco la più autentica testimonianza cristiana, segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male». Parole risuonate nell’omelia delle Esequie celebrate a Nairobi dall’amministratore apostolico di Mogadiscio, monsignor Giorgio Bertin, che volle evidenziare un particolare del delitto, ossia il fatto che la guardia somala che accompagnava la religiosa, Mohammad Mahmmud, padre di quattro bambini, musulmano, morì anch’egli nel tentativo di difenderla: «La morte di una italiana e la morte di un somalo. La morte di una europea, la morte di un africano. Una bianca, un nero. La morte di una cristiana e la morte di un musulmano. La morte di una donna e la morte di un uomo. Questo ci dice che è possibile vivere insieme, se insieme è anche possibile morire. Vivere insieme nella speranza di un mondo migliore».

 E ora papa Francesco, nell’udienza concessa al cardinale prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Angelo Amato, ha firmato il decreto che riconosce il «martirio» di suor Leonella Sgorbati, «uccisa in odio alla Fede il 17 settembre 2006 a Mogadiscio (Somalia)».

 Fonte: Vatican Inseder