La formazione continua dai mille volti

A FORMAZIONE CONTINUA DAI MILLE VOLTI

Nei giorni 10-12 novembre c.a., presso la sede USMI di Via Zanardelli, si è svolto il convegno nazionale per superiore maggiori e consigli. Un incontro partecipato con entusiasmo da più di duecento madri e sorelle provenienti da tutta Italia. Bello il clima sereno e familiare che si percepisce. È la gioia di incontrarci!

Madre Regina Cesarato, presidente USMI nazionale, introduce il convegno passando poi la parola alla biblista Rosalba Manes che svolge il tema: “La fede forma nel quotidiano”.

Con competenza e passione la relatrice commenta i versetti della lettera ai Romani 12,1-2: “Vi esorto ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” spiegando che il culto spirituale è la consegna della propria vita a Dio. Questo culto si celebra nel quotidiano con il “non conformarci alla mentalità di questo mondo”, ma lasciandoci trasformare dallo Spirito di Dio che ci plasma e cesella con la sua Parola.

La logica di Dio parla di gratuità, di servizio e gioia: la nostra disponibilità a lasciarci “lavorare” dal Signore è fondamentale. Occorre infatti diventare flessibili nelle mani di Dio come la creta nelle mani del vasaio per diventare capaci di discernere ciò che è vile da ciò che vale.

Con il battesimo diventiamo figli di Dio, ma il dinamismo della vita figliale ce lo insegna Gesù ed è lavoro di tutta la vita, è cammino impegnativo, è alleanza con lo Spirito Santo che ci plasma nel quotidiano. La fede è l’habitat del cristiano. Cogliamo il valore e il senso della nostra esistenza a partire dalla nostra vita nascosta con Cristo in Dio che comincia con la risurrezione battesimale. Avere fede è andare a rifugiarsi in un luogo sicuro. Da qui alcuni interrogativi che ci fanno riflettere: all’interno delle nostre comunità respiriamo l’ossigeno della fede? Ci nutriamo della Parola di Dio? La nostra fede ci spinge a generare intorno a noi la passione per il bene, per la bellezza, per Dio e per il prossimo? Ci permette di generare Cristo nella nostra vita?

La relatrice commenta poi il brano evangelico delle nozze di Cana facendo notare come Maria è la serva del Signore, la discepola fedele che crede prima di vedere: “Non hanno più vino”. Non c’è più alleanza. L’alleanza di Israele con il suo Signore è stata infranta. Gesù può restituire questa alleanza tra il popolo e Dio: è lo Sposo atteso! Maria ci insegna l’arte di partecipare allo sguardo di Dio!

Tra le domande che vengono poste al termine della relazione, una riguarda in particolare “la tenerezza” alla quale la biblista risponde ampliandone il significato: la tenerezza nella Bibbia è gratuità, è misericordia, è spazio che ospita la vita, è accoglienza, è compassione. In sintesi possiamo dire che la tenerezza è la maturità del battezzato.

La giornata di sabato inizia con la relazione di fratel Luciano Manicardi, Priore della comunità monastica di Bose. Il titolo ci porta nella concretezza della vita: “Quotidianità e vangelo”.

È ovvio: nulla esiste fuori del quotidiano, ma ne siamo consapevoli? È il quotidiano il luogo nel quale avviene la nostra formazione continua, è l’ambito dell’esercizio della fede. Purtroppo abitudine e superficialità non ci rendono coscienti di questa realtà. È nel quotidiano che possiamo rispondere alla chiamata alla santità, è il quotidiano luogo del culto esistenziale, l’eucaristia nella vita. Il Signore ci raggiunge esattamente negli eventi di ogni giorno.

Il relatore pone poi una seconda domanda: qual è il nostro rapporto con il tempo? Siamo dentro il tempo, ma viviamo “una crisi del tempo” per l’accelerazione dei ritmi di vita e per l’idolatria del fare. Occorre ricuperare la capacità di contemplare e vivere il tempo come luogo in cui Dio ci parla. Per questo è necessario imparare a “indugiare” per ritrovare un rapporto armonico con il tempo.

Ed ecco un altro interrogativo che ci interpella: siamo ancora capaci di solitudine? La tecnologia rischia di portarci via la capacità di stare da soli. Da qui l’invito a imparare da Gesù che ci insegna la pazienza del contadino che sa attendere. Il lavoro interiore è capacità di fermarsi, di pensare, riflettere, contemplare.

Parlare è un “atto etico”. Ogni parola che dico costruisce o distrugge la comunità. Gesù ci mette in guardia dalle “parole vane”. Interessante è vedere come Gesù parlava, è uomo di parola, parla da una interiorità abitata e cosciente, per questo è autorevole: “Nessuno ha mai parlato come quest’uomo”.

Fratel Luciano passa poi in rassegna i sensi e i sentimenti. Come guardare, come ascoltare, come mangiare, come esprimere la collera? E riportando Sant’Agostino invita a chiedersi: perché vado in collera? Che cosa mi dà tanto fastidio? Perché reagisco in questo modo? Se sappiamo fare dei nostri sentimenti il sintomo che dice qualcosa di noi stessi, allora abbiamo una preziosa opportunità di consapevolezza e di conversione.

Nel quotidiano è necessario prestare attenzione anche agli “oggetti”. Saper essere grati di tutto quello che abbiamo perché tutto riceviamo, di tutto stiamo usufruendo. Vediamo il vangelo: la lampada che viene posta sul candelabro fa luce a tutta la casa. Gesù trae un insegnamento sulla luce interiore che si trasmette attraverso la luminosità degli occhi. Nella nostra giornata abbiamo a che fare con piatti e stoviglie. Gesù osserva il quotidiano e ne ricava un insegnamento spirituale: “ripulisci prima l’interno della tua anima!”. E così per tutte le cose che abitano il nostro quotidiano. Se sappiamo vedere con gli occhi contemplativi tutto ci parla: l’aurora, il tramonto, il sole, la pioggia, il vento, le piante, gli animali, i fatti di cronaca, la natura. Tutto! Se guardiamo nel vangelo scopriamo che proprio l’umanità di Gesù narra Dio nel quotidiano.

Fratel Luciano termina poi con una sfida: ma noi siamo ancora capaci di stupirci? Il quotidiano ottunde oppure lascia trasparire lo stupore?

Il dialogo con il relatore mette infine in evidenza l’importanza della comunicazione nelle relazioni fraterne. Impariamo a parlare ed ascoltare come Gesù ha fatto. E impariamo la dimensione della gratitudine: saper ringraziare ogni giorno. Ecco l’atteggiamento eucaristico nel quotidiano!

Nel pomeriggio di sabato il lavoro di gruppo si rivela molto utile per attualizzare quanto ascoltato nelle relazioni individuando alcune priorità nel servizio di governo, come anche che cosa favorisce e che cosa blocca la possibilità di mettere in pratica le priorità individuate. L’assemblea al termine della giornata diventa così un bel momento di condivisione.

La domenica inizia con la solenne celebrazione eucaristica presieduta da Padre Mario Aldegani, superiore generale dei Giuseppini del Murialdo e la relazione sul tema: “La formazione della comunità di governo”.

Padre Mario fa notare come viviamo una “situazione di transito”, dentro inevitabili processi di cambiamento anche sul fronte della missione e della pastorale per cui diventa necessario rispondere a domande mai poste prima.

I cambiamenti in atto incidono inevitabilmente e mettono in discussione il sistema di autorità e di governo. Il cambiamento richiesto, probabilmente, è passare dal pensarci come “grande edificio” al pensarci come “una tenda” che richiede la capacità di abitare il cambiamento continuo e l’incertezza. Sembra proprio essere questo lo spazio ideale per promuovere una cultura dell’autorità e del governo che consideri le persone adulte e le valorizzi, facendo emergere tutte le loro potenzialità. I superiori possono e debbono certo metterci la loro parte, ma la possibilità di rivitalizzare le nostre comunità provinciali e locali è nelle mani dei singoli confratelli e consorelle, adulti, e, in quanto tali, leader del quotidiano.

Padre Mario si sofferma poi sul tema della fraternità ponendo una domanda provocatoria: come partecipo io, da superiore, alla vita della fraternità? Come costruisco la vita fraterna? E punta l’attenzione sulla necessità di coltivare la propria spiritualità, la coerenza della testimonianza, il primato della comunione e l’attenzione alle relazioni interpersonali.

Alcuni consigli pratici. “Prendersi cura” di noi e degli altri significa tenere vivo il fuoco del carisma, il fuoco della missione, la visione e il sogno dei nostri Fondatori e non cadere nella tentazione della sopravvivenza di cui ci ha parlato Papa Francesco nell’omelia del 2 febbraio scorso. Omelia che occorre tenere sempre ben presente per tutti i preziosi spunti di riflessione.

Il relatore elenca poi le attenzioni necessarie: avere cura della formazione e della relazione fra coloro che formano il gruppo di governo; avere cura di sé, per poter prendersi cura degli altri, cioè “volersi bene”, e questo è possibile accettando la propria fragilità, anche riconoscendola e accettando che sia riconosciuta. Non rifiutarla, non negarla, non vergognarsene. E benedirla. Accogliere il nostro limite è la strada che ci apre all’incontro con gli altri nel segno della benevolenza e della misericordia.

Continuando l’elenco il Padre ricorda di: avere cura della propria salute; avere cura dell’organizzazione del proprio tempo; distinguere il ritmo feriale da quello festivo anche nella preghiera, più calma, più contemplazione; coltivare qualche hobby sano; verificare se il tempo libero lo passiamo sempre soli o se cerchiamo e amiamo la compagnia di qualche fratello o sorella; limitare al puro necessario l’uso dei mezzi di comunicazione, che sono più o meno sempre una relazione virtuale e non reale con gli altri. Una volta vi era la dipendenza dalla televisione, oggi dai computer o dai cellulare. Sono malattie e patologie che sono già presenti e diffuse anche dentro le comunità religiose!

Riassumendo possiamo dire che il servizio di responsabilità deve essere inteso soprattutto come un’attenzione alle persone e alla loro crescita verso l’adultità attraverso l’animazione, l’aiuto fraterno, la proposta, il dialogo e l’ascolto. In questo stile va anzitutto vissuta la relazione fra il superiore e i membri del suo consiglio, come un’attitudine alla cura e alla custodia reciproca.

Altamente importante e motivante, infine, è concedere fiducia. La fiducia che nasce dal riconoscimento della diversità e dalla consapevolezza che essa può generare relazione, sapere e comunione. La fiducia dà credito e ascolta, accetta e dona speranza.

Con il ringraziamento al Signore e ad ogni partecipante, termina questo convegno che possiamo definire denso di contenuti, di condivisione e di fraternità.

Madre Orsola Bertolotto

Scarica il testo della relazione di fratel Manicardi

TESTO_FRATEL_MANICARDI

Scarica il testo della relazione di Padre Aldegani

TESTO_P_ALDEGANI

Ascolta la relazione di Rosalba Manes

Scarica il testo della relazione di Rosalba Manes

ROSALBA MANES – La fede forma nel quotidiano – 10.11.17

 Ascolta una parte della relazione di fratel Luciano Manicardi

Ascolta una parte della relazione di Padre Mario Aldegani