viandante1Orizzonte dell’uomo è un cuore plurale

Iddio ci tolga pure tutte le cose: ma ci lasci l’amicizia, si legge nel carteggio Montini/De Luca. Parole preziose per tempi agitati, confusi e avidi come i nostri. Certamente il grido più profondo di ogni essere umano è la domanda di relazione. Eppure ogni tempo inventa nuovi modi di rinnegare la fraternità o ne rispolvera di vecchi. Un sano realismo chiede di aprire gli occhi e guardare con attenzione a quanto avviene in noi e intorno a noi… I rapporti reciproci riescono difficili a tutti; la paura dell’altro continua a rendere stranieri; spesso anche l’uomo onesto preferisce coltivare il suo orticello, finendo così per soccombere alla tentazione di disprezzare gli altri; persino il sentimento stesso della fiducia sembra oggi smarrito… e non solo nei mercati! Intanto ogni comunità nasce, si nutre e vive di fiducia, oppure si sgretola… Dio, soltanto una piccola scintilla di pura amicizia – e si sarebbe salvi; di amore – e si sarebbe redenti! (Georg Trakl ). Parole che attendono risposta. Responsabilità, appunto. Siamo viandanti: chi ci indicherà la strada? Chi ci illuminerà?

Niente è esclusivamente nostro di ciò che abbiamo ricevuto; per questo chi è maggiore fra voi sia come colui che serve (Mt 23,12). Il vero amore incomincia quando l’altro non ha più niente di amabile; e la passione per il volto feriale dell’umano guida ad affidarsi con gioia e coraggio alla profezia del Vangelo. Migliori, perciò, di nessuno; eventualmente più responsabili, lasciando a Dio – di fronte alla cattiveria – il difficile compito di giudicare… Lui di sicuro non chiede di dividere il mondo secondo i propri criteri, o di erigersi a giudici. Chiamati invece a risvegliare le ricchezze sopite che ognuno porta in sé e a praticare il bene alla maniera di chi distribuisce con gioia la bontà che il Creatore gli ha messo nel cuore. Non perciò in modo esibizionista o aspettando una ricompensa, ma facendosi servi inutili a tempo pieno; specialisti nel cogliere la sostanza di ciò che accade e nell’annunciare un mondo altro. ‘Profeti abbastanza’ insomma, che camminano verso una fede incarnata e non evasiva, restituendo alla profezia dei ‘piccoli’ la sua forza inquietante e contagiosa.

Incarnare la Parola nella piccola cronaca personale e comunitaria produce storia di salvezza e gioia profonda. Se si nutrono sentimenti positivi verso gli altri, non se ne ha paura. Il problema è quando contano i principi più delle persone. Fermarsi ai principi non aiuta. Anzi…giustifica ogni lamentela. Guai a chi chiede agli altri più amore di quanto egli stesso si senta capace di donare. Far sentire, inoltre, qualcuno di troppo è un modo di ucciderlo, assicurava Mazzolari. Sta ad ognuno vivere quel poco di verità che sente, pensa, conosce e di cui, perciò, è pure responsabile. Perché orizzonte dell’uomo è un cuore plurale e se si smette di amare, allora si soffre davvero.

Luciagnese Cedrone

lucia.agnese@tiscali.it