Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due…

Dal Vangelo di Marco   Mc 6,7-13

LUGLIO_15_1Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

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“…Gesù chiamò i Dodici ed incominciò a mandarli…”; vocazione e missione due temi che si richiamano a vicenda, sono anche quelli che caratterizzano la liturgia eucaristica di questa domenica; entrambi hanno la loro sorgente in Dio, nella sua mente e nel suo cuore, protesi alla salvezza dell’uomo, e, a quest’uomo che, col peccato si è allontanato, Dio invia la sua Parola, perché egli ritorni a Lui, perché ascolti, con cuore umile, e conosca il vero volto del suo Dio che è amore..

“Mostraci, o Dio, il volto del tuo amore”, canta il ritornello del salmo responsoriale, quasi a sintetizzare l’estremo bisogno, che ogni uomo ha di Dio, come dell’aria che respira o dell’acqua che disseta.

In tutta la Storia Sacra, la storia della Rivelazione, Patriarchi e Profeti, ci parlano della Parola che vivifica e salva, perché, in essa Dio si fa prossimo all’uomo, e questi entra in comunione con Lui.

L’annuncio della Parola di Dio, non nasce da una iniziativa umana personale, ma è dono, che viene dall’ Alto, ed è per una missione, la cui forza risiede esclusivamente nella potenza di verità che la Parola stessa contiene.

“Come la pioggia e la neve scendono dal cielo, dice il Signore al suo profeta, e non vi tornano più, senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da fornire il seme al seminatore e il pane da mangiare, così sarà la parola che esce dalla mia bocca: non ritornerà a me senza frutto, senza aver operato ciò per cui l’ ho mandata ( Is.55,10-11 )

In questo movimento della Parola, che esce dalla bocca di Dio e a Lui ritorna, dopo aver compiuto la missione, c’è tutta la storia dell’umanità, tutta la storia della salvezza, che ha trovato pieno compimento in Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, il redentore dell’uomo e dell’ intera creazione.

Ora è Cristo ad associare a sé, nella missione, alcuni tra i suoi numerosi discepoli, i Dodici, che egli invia ad evangelizzare; essi sono dei chiamati, come gli antichi profeti, scelti, indipendente dalle loro capacità umane, nel mistero della volontà di Dio.

.”.. mi fu rivolta la parola del Signore -scrive Geremia-: «prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni…» ( Ger. 1,4 ).

La liturgia della parola di questa domenica ci fa incontrare uno dei profeti minori: è Amos, il raccoglitore di sicomori, uomo dei campi, che attendeva serenamente al suo lavoro, e al suo bestiame, finché non giunse a lui, sconvolgente, la parola del Signore che gli disse:” Va’, profetizza al mio popolo Israele…”.

Amos parlava, perché inviato da Dio, la sua missione era indirizzata ad un potere politico ingiusto e corrotto, che doveva esser ricondotto a rettitudine; fu Amasia, sacerdote del tempio di Betel a contrastarlo e a tentare di impedirlo: “Vattene, veggente, ritirati verso il paese di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Bètel non profetizzare più….”.

La risposta di Amos fu energica, chiara, terribile: “..Tu dici: non profetizzare contro Israele, e non predicare contro la casa di Isacco! Ebbene, dice il Signore: tua moglie si prostituirà nella città, i tuoi figli e le tue figlie cadranno di spada, la tua terra sarà spartita con la corda, tu morirai in terra immonda e Israele sarà deportato in esilio lontano dalla sua terra “

Forse Amos avrebbe preferito continuare nel lavoro dei campi, sappiamo di profeti che tentarono di sottrarsi alla loro missione, nella consapevolezza delle loro scarse capacità, o per timore, ma la forza che viene da Dio li sostenne.

Che gli uomini ascoltino o non ascoltino, la Parola di Dio vive ed opera, per ricondurre tutto al Padre.

Anche Gesù, inviando i suoi, non garantisce il successo, questi nuovi profeti, modesti pescatori, incolti e pieni di paura, dovranno operare, non valendosi d’altro, se non della loro povertà, non dovranno riporre la loro fiducia nei mezzi economici e neppure nella loro eloquenza, ma saranno forti solo della parola di Cristo, che invia, ” a due a due”, recita il passo del Vangelo, in conformità alle usanze del tempo, e in segno di condivisione e comunione. A loro è dato un unico potere: quello di vincere il male e ricondurre i cuori di chi ascolta a Dio.

Il Maestro no, non promette vita facile, forse saranno perseguitati, forse semplicemente rifiutati, ma saranno anche accolti, e potranno seminare il seme che porta frutto per la vita eterna.

Come Cristo, anche la presenza del profeta e dell’apostolo, si pone come discriminante tra il bene e il male, tra l’accoglienza e il rifiuto di Dio, e, in questo caso, c’è un solo gesto da fare, come segno, che l’uomo sceglie da sé la propria condanna: ” Se, in qualche luogo non vi riceveranno, e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto i vostri piedi, a testimonianza per loro”, sono le parole del Signore.

E’ questo il dramma della grandezza dell’uomo, creato libero, per vivere eternamente libero nell’amore che vivifica e salva, e, tuttavia, può da sé rifiutarla e capovolgere il proprio destino di felicità, è la felicità, infatti, la nostra vocazione, come canta Paolo nel sublime inno di lode a Dio:

“Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti, con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti, prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati, al suo cospetto nell’amore, predestinandoci a essere suoi figli adottivi, per opera di Gesù Cristo, secondo Il beneplacito della sua volontà…. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo, che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro, che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria. ” (Ef 1, 3 14 )

Forti della fede nella Parola, per il battesimo che ci innesta a Cristo, tutti siamo chiamati e inviati per far risuonare nella Storia presente la Parola che salva: il Vangelo che è Cristo.

sr M.Giuseppina Pisano o.p.

mrita.pisano@virgilio.it