Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!

Dal Vangelo di Giovanni   Gv 6,1-15

29_LUGLIODopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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Ancora la folla, nel racconto del vangelo di oggi, una folla, davanti alla quale, Gesù, nuovamente, si commuove.

Nella liturgia eucaristica di questa domenica, come in quelle che seguiranno, non è più Marco ad accompagnarci, ma Giovanni, il quale, pur trattando come Marco, il tema del “pane”, il pane moltiplicato per sfamare la folla, dà, di questo tema, un’altissima interpretazione, nel lungo discorso del “pane di vita”, che il mistero del dono immenso dell’Eucaristia, “pane disceso dal cielo”, nuovo pane donato dal Padre, nel Figlio, che ci sostiene nel cammino dell’esistenza, verso la meta eterna, nostra Pasqua definitiva.

C’è, nel brano del Vangelo di oggi, un riferimento esplicito alla Pasqua, in prossimità della quale, l’episodio della moltiplicazione dei pani, è collocato: “Era vicina la Pasqua dei Giudei “; da allora in poi ci sarà una nuova Pasqua ed un nuovo pane: il corpo stesso di Cristo, divenuto cibo per la fame esistenziale del mondo intero.

Gesù, dunque, assieme ai suoi discepoli, si sposta sull’altra riva del lago di Tiberiade, e, la folla, lo segue; è la folla che abbiamo imparato a conoscere, fatta di povera gente, che ha bisogno di speranza, di sostegno, di guida; una moltitudine che ha bisogno di esser risanata, nel corpo, non erano sfuggiti alla loro attenzione, “i segni che ( il Maestro ) faceva sugli infermi..”, ma soprattutto, nello spirito, avevano bisogno di Lui, il Profeta nuovo, capace di parlare con parole nuove, autorevoli, che davano nuovo slancio alla vita e aprivano immensi orizzonti, oltre quelli immediati.

E’ una moltitudine incurante della fatica, questa che accorre da Gesù, una moltitudine, che sembra abbia perduto il senso del tempo che passa, e anche del bisogno di rifocillarsi.

Se ne accorge il Maestro, lui, che coglie, oltre il bisogno fisico, quella fame profonda che vive nel cuore di ogni uomo: la fame dei valori più alti e, oltre questi, la fame stessa di Dio, origine e fine di ogni esistenza.

E’ questa fame di Dio, presente, anche inconsapevolmente in ogni uomo, quella che principalmente, Cristo, vuol soddisfare, e che, in ultima analisi, determina il miracolo: la prodigiosa moltiplicazione di pani e pesci, che sfamano ” circa cinquemila uomini…”, senza esaurirsi, se i discepoli “riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.”

E’ bello, questo entusiasmo della gente, che segue Gesù senza pensare ad altro, senza mettere in conto la stanchezza e la necessità, ad un certo momento, di dover mangiare qualcosa, pur trovandosi in un luogo, in cui non è possibile rifornirsi.

Cristo premia abbondantemente questa fede generosa, questa ricerca del regno di Dio, che supera ogni altra cosa, la premia con un segno che, pur facendo fronte al bisogno fisico, preannuncia l’altro pane che verrà.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è, indubbiamente un fatto strepitoso, ma non assolutamente nuovo; un episodio analogo, si legge, infatti, nel secondo Libro dei Re:

“In quei giorni, da Baal Salisa venne un individuo, che offrì primizie all’uomo di Dio, venti pani di orzo e farro che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma colui che serviva disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Quegli replicò: «DaIlo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore, ne avanzerà anche». Le pose davanti a quelli, che mangiarono, e ne avanzò, secondo la parola del Signore. ” (2 Re 4, 42 44)

Nell’evento prodigioso, si rivela, sempre, la verità di Dio e la sua volontà che indica la via giusta che l’uomo deve percorrere.

E’ facile, in questo contesto, in cui si parla del bisogno elementare e vitale di cibo, pensare alle moltitudini che ancor oggi non hanno un nutrimento sufficiente e adeguato: i bambini che muoiono per la denutrizione; l’insegnamento del Vangelo è chiaro, o almeno dovrebbe esserlo, dopo secoli di cultura cristiana. Gesù, per sfamare la folla, si fa aiutare dai discepoli, sono loro che distribuiscono, pane e pesce ai presenti, e non a caso; siamo, infatti, noi uomini del terzo millennio, che abbiamo tra le mani la sorte di tanti altri uomini, siamo noi, che possiamo e dobbiamo distribuire la ricchezza, e trovare le soluzioni giuste, per le tante situazioni disumane, che ancora si registrano nel nostro presente.

Per la fame fisica, sono sufficienti intelligenza e volontà umane; ma per l’altra fame, quella, più profonda che è il bisogno di Dio, del suo amore e della sua salvezza, è necessario il miracolo del pane, trasformato da Cristo nel suo Corpo e nel suo Sangue.

Lui solo, infatti è capace di saziare definitivamente la fame interiore dell’uomo, Lui, che per usare le parole di Tommaso D’Aquino, ha preparato per noi un banchetto in cui, il pane che si consuma è Cristo stesso, che si consegna come pegno della vita eterna e dell’eterna comunione col Padre.

Il Pane, che, nella nuova Pasqua, il Figlio di Dio consegna agli uomini, come memoriale della sua morte e resurrezione, è l’unico pane, capace di trasformarci interiormente, e renderci veramente fratelli, mettendoci in comunione gli uni con gli altri; solo in Cristo, infatti, l’uomo può realizzare la vera comunione, una meta difficile da raggiungere, una conquista, alla quale tutti aspiriamo, con quella insaziabile fame d’amore, che solo Dio, nel Figlio e nello Spirito può colmare.

Quando Gesù, guardava quelle folle affamate, pensava a questa fame, che è saziata solo dal suo dono di grazia, che si esprime nel pane eucaristico, nutrimento e sostegno di quanti sono in cammino verso la meta eterna.

E’ l’eucaristia il pane inesauribile che, come Paolo scrive, ci rende capaci, di vivere in profonda unità e, formando, ” Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siamo stati chiamati, quella della nostra vocazione…”, così come c’è:” un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.”( Ef4,1 6)

sr M. Giuseppina Pisano o.p.

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