Autorità e Servizio in 10 righe (2)

2condivisione

“Il servizio non ha età”. Così affermava un’anziana religiosa non molto tempo fa. E aveva ragione, perché il servizio è un gesto d’amore; la Karis non potrà mai essere racchiusa in sole azioni umanitarie, filantropiche, soggette al tempo e, a volte, alla volubilità umana.
Il servizio, vissuto nell’amore è la visibilizzazione della Trinità. E’ una strada inesauribile; non ha un termine, perché, sempre, tra i ciottoli della quotidianità o nello spazio aulico di una sede universitaria ci sarà sempre qualcuno che ha bisogno di te: c’è chi chiede un bicchier d’acqua e chi anela a una illuminazione intellettuale. “La Chiesa è sempre stata presente nei luoghi dove si elabora la cultura… il primo passo è sempre la priorità ai poveri. Ma anche dobbiamo andare alle frontiere dell’intelletto, della cultura, nell’altezza del dialogo, del dialogo che fa la pace, del dialogo intellettuale, del dialogo ragionevole. E’ per tutti, il Vangelo! … a me piace usare l’espressione “andare verso le periferie”, le periferie esistenziali. Tutti, tutti quelli, dalla povertà fisica e reale alla povertà intellettuale, che è reale, pure”. (PAPA FRANCESCO)
Già San Paolo nella sua Lettera ai Galati scriveva: “Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri… Chi parla lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio lo compia con l’energia ricevuta da Dio”.
Il servizio vero non pone condizioni; non crea distanze, anzi le frantuma. Esso è offerta, è dono. Non è semplicemente compiere un gesto gentile. E’ vicinanza affettuosa, è presenza amorosa.
In questo nostro secondo momento del TAVOLO VIRTUALE inseriamo gli interventi di altri che con noi condividono il discorso su autorità/servizio

Biancarosa Magliano
Direttore responsabile

Il servizio dell’autorità e l’obbedienza è una questione di sguardi. Si parla molto della crisi dell’autorità, dell’individualismo dei sudditi, e simili. Gesù invita con uno sguardo d’amore il giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto …” e poi lo lascia libero. Il giovane si sente guardato con amore e se ne va preso dalle sue molte ricchezze. Molto spesso se ci guardiamo negli occhi, senza vederci come fumo negli occhi, comprendiamo che chi compie il servizio di autorità ha molte meno certezze di chi, suddito, accumula pareri e opinioni quasi dogmatiche su ogni situazione. Di fatto il servizio dell’autorità e l’obbedienza è l’incontro quotidiano tra due povertà che ricercano la volontà di Dio, il meglio per l’apostolato che si compie e per la comunità. Se lo sguardo di entrambi è libero da pregiudizi e dalla ricerca di sé, è possibile guardare negli occhi l’altra e insieme mirare all’essenziale. Questo comporta un cammino quotidiano verso la costruzione di sé e della comunità fatto di rinunce, fiducia, dialogo. Ricominciare ogni giorno nella riconciliazione e nella carità è possibile se autorità e suddite hanno al centro della propria vita e della comunità il Maestro con la sua Parola e la sua Eucaristia. Con lui e in lui tutto è possibile.

Sr Maria Grazia Gabelli fsp
membro del Segretariato internazionale di spiritualità

Il servizio è un sistema e, in quanto tale, costituito da persone interdipendenti unite da un obbiettivo comune. Spesso i servizi hanno una struttura piramidale che prevede quindi delle autorità. Dal mio punto di vista preferirei una struttura circolare con delle regole ben definite e condivise, ma senza autorità. Per gestire un tale sistema basterebbe avere dei “conduttori” autorevoli, più che autoritari, in grado di controllare e guidare il resto delle risorse umane con ruoli esecutivi.
Il tutto pensato “work in progress” e con possibilità di alternanza di ruoli con pari dignità: i conduttori diventano esecutori e viceversa.

Roberta De Toma
pubblicitaria art-director

L’autorità esiste perché l’uomo è per natura sociale e quindi in relazione con gli altri esseri umani. Ma partiamo dal principio, dal momento più importante nella vita di un uomo per essere soggetti all’autorità, perché i soggetti che la esercitano sono i genitori, e l’uomo è ancora un bambino. Questa fase si svolge non solo all’interno del nucleo familiare ma continua nella scuola, nel gruppo di pari, insomma l’autorità ci accompagna nel corso della vita. Autorità è buona educazione, è il mezzo per il trasferimento di quei principi che accompagnano l’uomo per tutta la vita e ne influenzano la sua azione. I genitori hanno il dovere primario di utilizzare tutte le loro forze e la loro iniziativa, moltiplicata dall’amore, per sostenere e incrementare l’essere dei loro figli.
L’autorità dirige al conseguimento del bene comune. Il contenuto del bene comune è qualcosa di oggettivo, consiste nella possibilità per i membri della società di realizzare in modo ordinato e solidale quanto più benessere materiale, intellettuale e spirituale sia possibile.
Autorevoli sono le parole di Benedetto XVI, che ricorda che se per l’uomo spesso autorità è sinonimo di possesso, di dominio, di successo, per Dio autorità è sempre sinonimo di servizio, di umiltà, di amore; vuol dire entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi agli Apostoli. Il vero potere è allora il servizio, la dedizione agli altri, ad un progetto, o una causa. Autorità verso se stessi, autorità accompagnata dall’amore, dal rispetto verso gli altri e dal servizio a chi è solo, povero e indifeso. Così si potrà mettere in pratica la più nobile parabola, in un’epoca purtroppo troppo egoista, dove spesso autorità è sinonimo di potere nel senso, purtroppo, più negativo del termine.

LAURA MURA
Laurea in Scienze Politiche – “Officina Politica” Scuola Politica PD

 

La nostra società è composta da diverse autorità : autorità politica, sociale e religiosa. L’autorità politica, per esempio, è rappresentata dal presidente della Repubblica che garantisce il benessere dello Stato. L’autorità sociale invece, come per esempio quella scolastica, garantisce la formazione sia dal punto di vista dell’istruzione sia da quello umano.
Per finire l’autorità religiosa educa l’uomo nell’incontro con Dio.
Le generazioni di oggi hanno una concezione diversa del rispetto verso le autorità. Per esempio in passato nelle scuole il rispetto verso gli insegnanti era scontato poiché erano considerati come un’autorità da temere; oggi invece il rapporto è completamente cambiato: gli educatori non sono più una figura autoritaria da rispettare in ogni caso, ma dei maestri di vita con cui poter instaurare anche un rapporto umano. Quindi i ragazzi di oggi tendono a scontrarsi maggiormente con questi.
Per l’incontro che abbiamo avuto noi, possiamo essere certi che la scuola propone anche un insegnamento di vita: attraverso il rapporto con gli insegnanti veniamo educati ad affrontare le occasioni e le sfide che ci offre la vita diventando coscienti del grande servizio che ci viene garantito da essi e che ci permette di diventare adulti.

Giulia Zucconi
studente

 

Secondo me l’autorità non è incarnata da chi si impone come colui che detiene il potere e che basa l’obbedienza sulla paura, ma invece da chi la basa sulla fiducia. Esiste, infatti, un modo di porsi per cui chi deve obbedire è portato a farlo perché capisce che ne vale la pena, si fida e intravede una possibilità positiva per sé nel seguire questa persona che riconosce più avanti nel cammino e quindi degna di essere seguita come una guida. Questo però non corrisponde con l’idea che si ha generalmente dell’autorità, infatti, si è soliti farla coincidere con una persona autoritaria e non invece autorevole; ma è più facile riconoscere come autorità una persona autorevole, perché si riconosce un guadagno per sé e non domina la paura come invece accade con chi è autoritario.
L’autorità si mette a servizio degli altri, ovvero mette il proprio talento a disposizione per poter guidare chi non è ancora in grado di camminare con le proprie gambe, affinché un giorno possa compiere autonomamente delle scelte consapevoli e libere.
studente liceale

Servizio e autorità nell’ambito cristiano costituiscono un unum racchiuso nel gesto della lavanda dei piedi. Allargando tale comprensione alla vita civile, l’autorità è legata al poter fare il bene nei confronti di terzi. Tale potere, conferito e liberamente assunto, è dovere perché ha in mano le condizioni per esercitarlo, caso contrario è un potere senza autorità. In quanto servizio al bene comune, l’autorità facilita la partecipazione e il dialogo, non teme di perdere il posto, indossa il grembiule invece dello smoking, non si occupa dei propri interessi o di gonfiare il portafoglio, è capace di solitudine, non annaspa per accontentare tutti, sa mettersi da parte per evitare usura e stagnazione. Questo stile richiede una capacità di ascolto attivo delle necessità altrui, di trovare risorse per offrire risposte concrete possibili e nel momento delle scelte difficili o di scarse possibilità la persona umana é l’ottica e il criterio delle decisioni.

Sr Maria Luisa Gatto
Serve di Maria Riparatrici Ciconia-Orvieto
g.mluisa@smr.it

L’autorità e il servizio posso essere pensate a primo impatto come due cose ben distinte o legate da un rapporto di subordinazione: vi è chi comanda e chi sta sotto il suo comando e quindi serve. In realtà colui che ha l’autorità ha una responsabilità maggiore e questa autorità gli viene data per esercitare il suo compito nei confronti della comunità: l’autorità viene data al sindaco per poter servire la sua città e non come “premio” o come “obiettivo di potere da raggiungere” come invece accade molto spesso. Chi ha la massima autorità svolge di conseguenza il massimo servizio e proprio quando questo non avviene ecco che si presenta il malgoverno. Questo servizio però non si riferisce solo alla politica, ma può essere esteso a tutti campi: dal lavoro alla scuola, fino alla gerarchia ecclesiastica.

studente liceale

La parola autorità suscita spesso in noi repulsione; questo perché essa viene ricollegata ad un’idea di sopruso e potere, all’idea che qualcuno possa limitare la nostra libertà. In questo periodo in cui si sente ogni giorno parlare di abuso di autorità, sarebbe importante cercare di riscoprire il suo vero valore. L’autorità infatti ha un solo scopo: rendere un servizio alle persone ad essa sottoposte.
Ad esempio, considerando l’ambito a cui la parola autorità è spesso collegata, ovvero la politica, possiamo affermare che i più alti funzionari dello Stato dovrebbero essere al servizio del cittadino, del suo benessere. In realtà, senza allontanarci troppo dalla vita quotidiana, ogni giorno è per noi possibile incontrare delle piccole autorità: dai professori a scuola, al poliziotto per strada. Il professore è al servizio della crescita e della conoscenza dei propri alunni, mentre il poliziotto serve i cittadini, difendendo la loro sicurezza. Infine però non si può non considerare che l’autorità, pur avendo come suo scopo il servizio, per attuarlo a volte utilizza dei metodi decisi e ricorre all’uso della “forza” (dell’obbligo). Sono proprio questi aspetti che spesso ci impediscono di apprezzare la vera funzione dell’autorità, ovvero quella di servizio.

Serena Farina
studente

 

Seguendo le parole del Signore Gesù e il suo esempio, papa Francesco sta mostrando con le parole e con i fatti l’autorità come servizio di amore fino al dono totale di sé. Questo lo ha applicato a se stesso, quando nell’omelia della Messa per l’inizio del Ministero petrino del vescovo di Roma (19 marzo 2013) ci ha spiegato: Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce. Anche nell’omelia ai Vescovi della Conferenza episcopale italiana (23 maggio 2013) ha dichiarato: Non siamo espressione di una struttura o di una necessità organizzativa: anche con il servizio della nostra autorità siamo chiamati a essere segno della presenza e dell’azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunità nella carità fraterna. Lo stesso discorso vale per i religiosi: Nell’esercizio dell’autorità il santo Padre Francesco sottolinea l’aspetto del servizio: non dobbiamo mai dimenticare che il vero potere, a qualunque livello, è il servizio, che ha il suo vertice luminoso sulla croce. Rifacendosi alle parole di Benedetto XVI, ricorda che mentre per l’uomo spesso autorità è sinonimo di possesso, di dominio, di successo, per Dio autorità è sempre sinonimo di servizio, di umiltà, di amore; vuol dire entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi agli apostoli (discorso alle partecipanti all’assemblea plenaria U.I.S.G. 8 maggio 2013). Ed esorta infine: Teniamo lo sguardo rivolto alla croce: lì si colloca qualunque autorità nella Chiesa, dove colui che è il signore si fa servo fino al dono totale di sé. Ma il santo Padre usa toni simili anche coloro che hanno un servizio di autorità nella comunità civile: La Chiesa incoraggia i governanti ad essere veramente al servizio del bene comune delle loro popolazioni. Esorta i dirigenti delle realtà finanziarie a prendere in considerazione l’etica e la solidarietà (discorso ai nuovi ambasciatori accreditati presso la santa Sede 16 maggio 2013.) Come non ricordare l’immagine di Cristo ai piedi dei discepoli il giovedì santo? Come dimenticare l’immagine di papa Francesco ai piedi dei giovani della casa circondariale lo scorso giovedì santo?

sr Antonella Perugini osc cap.
abbadessa

Cerco sul vocabolario della lingua italiana il termine “autorità”, convinta di trovare un unico significato; la parola presenta in realtà molteplici definizioni. Mi colpisce, tra tutte, quella che spiega l’autorità come un credito, una stima, un prestigio.
Penso all’autorità di filosofi, di scrittori, di medici e di pittori, ed in particolare a quella di Leonardo da Vinci, che fu architetto, ingegnere ed inventore.
Individuo in questa “autorità” un fornitore di servizi, se penso, ad esempio, all’utilizzo moderno degli elicotteri per il trasporto di gravi malati, così come ai sistemi di canalizzazione delle acque che tanto agevolano l’agricoltura, o ancora, ai laboratori proposti dal Museo della Scienza e della Tecnica che avvicinano giovani menti alla meraviglia che è il desiderio di conoscenza. Mi rallegro di scoprire questa relazione, così diversa da quella negativa oggi molto diffusa che le vede spesso in contrasto.

Sala Chiara
studente

 

Le parole autorità e servizio a primo impatto sembrano essere l’una l’antitesi dell’altra o comunque lontane tra di loro per significato ed uso.
Servizio è impegno senza riserva, è dedizione totale, è attività disinteressata a favore di un soggetto terzo. Servizi sono anche le prestazioni fornite dallo Stato alla comunità.
Se il soggetto, per esempio lo Stato, è in grado di fornire un servizio consono, completo e rispondente alle esigenze della società, è in grado di acquisire AUTORITÁ, cioè tutte quelle qualità alle quali la collettività si assoggetta senza alcuna costrizione, in modo volontario, affinché si possano realizzare determinati scopi comuni che permettano una qualità della vita migliore.
Ecco quindi che i due termini si intrecciano per accezione e diventano l’uno contingente all’altro.

TIZIANA CHIODI
Assistente all’infanzia – “Officina Politica” Scuola Politica PD

 

Ognuno, nel suo piccolo o nel suo grande potere, conta coll’avere autorità su qualcosa o qualcuno, su molto o molti. Assumerla significa non soltanto il godimento di un merito ma anche un mestiere. In genere questo potere (provenga dalle nostre contingenze storiche -dal sangue, eredità, intelligenza, bellezza, gioventù – sia da sforzi e meriti volontari -successo professionale, fortuna negli affari, nella carriera politica-) inconsciamente sappiamo che si tratta di un dono. Deriva dalla fortuna o dalla natura se proprio ci impegniamo a resistere a crederlo un dono di Dio. Renderci consci di avere questo dono inevitabilmente ci porta alla responsabilità del suo uso. E la responsabilità non incombe soltanto su di noi e sul nostro vicino, ma su tutto e tutti. Ci rende consapevoli di quelli che non hanno ricevuto questi doni, siano quelli che siano, e per tanto bisognerebbe metterli a servizio anche degli altri.

Enrique Butti
scrittore argentino

Vedi anche: