Speranza/Disperazione (2)

speranzaNon sei una foglia sbattuta dal vento … Sei donna con una tua personale identità, sei uomo con un tuo specifico identikit. E come tale hai un tuo ‘destino’ che non si consuma nel tempo, ma ha proiezioni e sapori di eternità. E allora è bello guardare lontano, fissarsi su orizzonti infiniti: aprirsi al nuovo, raccogliere e lasciarsi segnare anche dall’inatteso.
La vorticosità dell’attuale cambiamento può produrre sbriciolamento di idee, ansiosa ricerca di novità, ed anche una forte e inesauribile spinta ad uscire dall’appiattito orizzonte della contiguità per entrare nello spazio dove i sogni possono diventare realtà. Perché vivere a misura delle proprie cautele, chiudersi nello spazio delle proprie e altrui esiguità porterebbe dritto all’angoscia, allo sconforto, alla disperazione.
La nostra speranza non è una piacevole illusione; ha una infallibile giustificazione: Gesù il Maestro crocifisso, morto e risorto per ogni singola persona, per tutti. Senza eccezioni. La speranza cristiana è Gesù. E’ fissa su di lui che si è fatto contemporaneo a ogni uomo, coinvolgendosi nella vicenda umana sulla terra. Ne ha assaporato le gioie e le tristezze. “Egli – scriveva Luigi Giussani – è così presente, così concreto a noi, uno di noi e nello stesso tempo quell’ ‘al di là’ che risolve l’enigma dell’esistenza”. Accanto e con Lui ognuno/a – pur nella propria vera finitezza – sa di poter essere segno divino e disegno di salvezza.

 Biancarosa Magliano
Direttore responsabile

Cos’è la speranza? Cos’è la disperazione? La Disperazione è solo mancanza di speranza o dietro c’è qualcosa di più?
Tante sono le domande che ruotano intorno a queste due parole che racchiudono tanto!
Basta accendere la TV, leggere i giornali o navigare in rete per rendersi subito conto che la nostra società è ormai sempre più ostaggio della disperazione.
Immigrati clandestini, senzatetto, donne vittime di violenza, uomini e donne rimasti senza una casa, senza un lavoro e uniti dalla povertà.
Persone sconfortate, abbattute, angosciate che non hanno più speranza.
La speranza, che bella parola!!
La speranza è fiducia negli avvenimenti futuri o già accaduti di cui non si conoscono le esatte possibilità di riuscita.
Quando la politica rinuncia ad esprimere almeno in parte gli interessi delle persone prima citate, dei ceti più deboli e colpiti dalla crisi, dalla disoccupazione, dalla mancanza di futuro, si fa avanti una politica della disperazione, che non è altro che quella che definiamo antipolitica, rifiuto delle istituzioni, mancanza di fiducia nei confronti dei politici.
Se i partiti progressisti rinunciano a regalare sogni e speranze (concretamente realizzabili) alla collettività, allora si lascia spazio alla depressione, al qualunquismo, alla demagogia e al populismo.
Affermava Martin Luter King “Dobbiamo accettare la delusione che è limitata, ma non dobbiamo mai perdere l’infinita speranza”

TIZIANA CHIODI
Assistente all’infanzia – “Officina Politica” Scuola Politica PD

Da giovane vicino alla casa in cui andavamo al mare passava il binario di una ferrovia in disuso, che serviva un tempo una dismessa area industriale. Il binario era arrugginito, e non ci passava un treno da tempo immemorabile, ma c’era ancora il passaggio a livello, e un semaforo stranamente sempre acceso, e verde.
Non capivo perché quel binario mi affascinava. Lo raccontai a un amico prete, che mi disse che quel cammino deserto, ma col segnale verde, sembrava una metafora della speranza. Di una speranza tenace, quando era irragionevole sperare che un treno mai potesse passare.
La disperazione, invece, è avere sotto gli occhi percorsi e orari, e soldi per prendere il treno più veloce; ma non partire nemmeno, sapendo che non ti aspetta nessuno.

Marina Corradi
Editorialista AVVENIRE

La vita di molti di noi è cambiata drasticamente in questi anni e quella di altri è letteralmente finita. La crisi degli ultimi tempi ha calpestato i nostri sogni e a volte la nostra dignità. In momenti come questi, l’unica alternativa sembra essere la disperazione, occupando il tempo a ricordare i periodi in cui si stava meglio e arrendendosi all’evidenza di un presente che ti scorre davanti.
Fortunatamente per noi, esiste una cosa chiamata “speranza” che non è un semplice sentimento che ti dona sollievo e ti restituisce il perseguimento dei sogni perduti, ma una vera e propria forza dell’animo che ti spinge a non arrenderti e ad affrontare i brutti momenti con determinazione ed entusiasmo.
Guardandoci attorno, sono tanti i messaggi d’incoraggiamento che ci arrivano da più parti, basta soltanto saperli accogliere e farli nostri …. “per favore non facciamoci rubare la speranza”!

Fabiola Zimmardi
Finalmente Sud Sicilia Scuola Politica PD

Un’unica realtà, due risposte: Speranza e Disperazione. L’una dà vita, l’altra la toglie.
“La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal Governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti, verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà” (Luigi Sturzo). Quando penso alla speranza e alla disperazione, mi ritornano alla memoria queste parole di don Sturzo e ripenso alle Istituzioni, a ciascuno di noi che nel proprio quotidiano – senza azioni rumorose ed eclatanti – svolge azioni che danno o che tolgono la vita.
La speranza è paragonabile a quell’uccellino che sente scricchiolare sotto le zampine il ramo carico di neve, eppure continua a cantare perché sa di avere le ali.
Essere uomini e donne di speranza vuol dire essere a tal punto conoscitori ed esperti della realtà, delle sue difficoltà, da capire che non è possibile e neppure pensabile rimanere vincolati sotto il peso delle difficoltà, senza desiderare di guardare oltre. Ecco, rilanciare lo sguardo per riscattare proprio queste situazioni. Anteporre al proprio interesse e ad una visione spesso miope della realtà, l’unico interesse che conta che supera il proprio, l’interesse e il bene collettivo. E’ qui che si gioca il passaggio dalla disperazione alla Speranza. La realtà è la medesima, cambia solo la risposta.

Suor Anna Monia Alfieri
presidente Fidae Lombardia
www.fidaelombardia

“Ricordo che, durante i miei studi a cavallo tra Francia, Italia e Regno Unito, un collega mi fece dono d’una frasetta d’una semplicità disarmante: “Dieu écrit droit avec des lignes brisées”. Toh, mi dissi, sembra fatta apposta per me – uno dei tanti cervelli in fuga che si chiedevano a cosa sarebbero mai serviti tutti quei viaggi, tutte quelle ricerche, e poi le conferenze, e i seminari, e quei contatti così utili ai quattro angoli del globo… Belle cose che davano sì la speranza d’un brillante futuro accademico (e non solo); ma, diamine!, avevano tutto l’aspetto d’una peregrinatio frammentaria che, gira e rigira, sembrava proprio non voler portare a una destinazione certa e definitiva, almeno in tempi brevi. Che nervi, l’attesa: e se poi non serve a niente? Disperazione è una parola grossa; certo è che è facile, facilissimo perdere cuore, quando del libro si vedono solo le bozze, e non il prodotto finito, con la sua bella copertina. Cos’ho imparato? Mai scoraggiarsi! A quanto pare, Qualcuno sa ricavare una bella copia anche da poveri frammenti difficilmente leggibili…”

Elisabetta Deriu
ricercatrice di storia moderna
(tuttora in viaggio)

Momenti di difficoltà, dove uno sguardo speranzoso al futuro può sembrare utopistico, ci toccano più di quanto possiamo immaginare nel vivo delle nostre vite quotidiane.
Seguire la chiamata del Signore verso un cammino di totale consacrazione a Lui e ai fratelli, soprattutto nei primi passi, non è semplice anche se il cuore è pieno di entusiasmo. Lasciare la vita di sempre, con le sicurezze più o meno autentiche che la compongono, è un’esperienza forte e difficile che segna nel profondo. Dà inizio ad una crisi dell’essere, perché chiama ad un riassetto generale, ad un nuovo orientamento dell’esistenza, alla ricerca di un nuovo equilibrio per la vita. Annuncia l’Infinito in un mondo limitato, chiama alla speranza di una vita eterna un mondo schiavo della cultura della morte, dove la speranza non trova collocazione. Non è stato facile lasciare gli studi, progetti ed ambizioni personali, la città natale, gli amici e la famiglia increduli, la mamma in lacrime, il papà chiuso nel silenzio, i fratelli nella confusione di una chiamata che mette in moto me, ma che coinvolge anche loro. La speranza nutrita nella presenza reale del Signore, che guida il cammino di ciascuno, non lascia mai attendere invano i suoi frutti. Essa si concretizza nel vedere come a distanza, la mia famiglia, nella mia amata città, ed io qui nella casa di formazione del mio caro Istituto, compiamo percorsi di crescita paralleli. Questi sfidando le leggi geometriche trovano punto d’incontro in quel desiderio di felicità iscritto nell’uomo. Quel desiderio che nutrito e posto nelle mani di Dio fa’ in modo che la disperazione lasci sempre spazio alla speranza.

Chiara – novizia delle suore Cappuccine

Pensando alla speranza, ci si indirizza spesso verso una dimensione personale, si ripiega lo sguardo su se stessi. Come se si trattasse di un comportamento volontaristico, dello sforzo “eroico” per guardare con lenti rosa il futuro, del sentimento di chi getta“il cuore oltre l’ostacolo” confidando nella buona sorte.
Nella dinamica cristiana, invece, è un movimento che parte dall’alto, che insorge dentro di noi per grazia divina e che, in ultima analisi, esige da parte nostra un atteggiamento di risposta, piuttosto che di attesa.
Infatti, con la felice immagine di Carlo Carretto, per i cristiani «rendere conto della propria speranza significa rendere conto agli uomini della speranza che Dio pone in essi, della fiducia che accorda loro, con cui li ama».
Per questo la disperazione trova spazio là dove manca il senso e non necessariamente dove ci sono problemi da risolvere. Come ha scritto un altro profeta del nostro tempo, il vescovo Tonino Bello, «speranza è l’atteggiamento di colui che, mentre si addensano le tribolazioni sulle sue spalle, non lascia spegnere il canto sulla sua bocca».

Saverio Gaeta
Vicedirettore di “Credere” e
caporedattore di “Famiglia Cristiana”

Non credo di amare la speranza. E’ un’arma a doppio taglio. Vai avanti con la speranza, rendi piacevole un presente insopportabile con la speranza, la speranza di un futuro migliore. Poi però arriva la delusione, le cose non vanno come avresti voluto e ti rendi conto che forse sarebbe stato meglio non “sperare” affatto, ma semplicemente viverti il presente, senza proiettarti in un futuro che non ci sarà, col rischio di ritrovarti senza il futuro in questione ma anche senza il presente. La speranza ha un volto celato: la disperazione. E’ bella quanto fragile , e nella sua delicatezza protegge questa sorella malata, questa disperazione che striscia nel cuore delle persone per portarvi l’ombra.
Io non auspico un mondo pieno di speranza, auspico solo un buon presente: migliore riesco a rendere quest’attimo, meno devo sperare che esso giunga. La mia unica speranza risiede nella fiducia negli uomini, che riescano a vivere la vita pienamente e cercare la felicità in questo esatto momento, non proiettandosi in quel che verrà.

Studente universitaria

Entrambe legate al desiderio fortissimo che nutriamo di vivere, vivere bene, vivere pienamente, sentirci felici, amati, considerati. Quando termina una ed inizia l’altra? Quando coesistono insieme, se mai possano coesistere insieme? A quale età iniziamo a percepirle? Dipendono da cause interne od esterne?

Nascono dalla vita e crescono con noi. Non hanno volto ma hanno il nostro volto, influiscono sul nostro volto e ci trasformano. Sono intrecciate con noi e parte di noi. Le loro radici sono appoggiate sulla nostra anima, radici bagnate dallo spirituale che è in noi. Senza umidità, senza acqua muoiono. Resta allora la secca alterigia ed il cinico distacco. E’ agonizzante l’anima, in coma lo spirituale. La vita diventa una roulette fredda e arida.

Provare speranza e disperazione, avere il coraggio di lasciarsi prendere da entrambe – perché coesistono eccome! – sono il sale della nostra preghiera, il fondamento della fatica quotidiana, l’aurora ed il tramonto dei nostri sogni ci fa toccare la vita, ci rende vivi e veri, uomini e donne coi piedi per terra, col cuore che palpita ancora ed ancora e gli occhi fissi al Cielo nella certezza di non essere mai soli.

Sr. M. Rosangela Sala
Superiora generale Immacolatine

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