“Tutto questo c’è. E io dove sono?”

Posted by usmionline
lug 14 2014


3688685Il Sole che è dentro le notti degli uomini chiama ognuno a rialzarsi da qualunque caduta e uscire dalla grotta oscura della rassegnazione e della morte; ad andare liberi per sentieri nel Sole e farsi così presenza che testimonia e promuove la cultura evangelica dell’incontro.

La guerra infinita…
“La pace è l’uomo!” disse Paolo VI e mai come oggi l’equilibrio dell’uomo (e per lui quello del mondo!) è stato tanto precario da aumentare i rischi di distruzione della magra pace in cui sopravviviamo. Solo tre esempi.
-In Occidente cresce il numero delle relazioni affettive turbate, schiacciate dal peso della vita quotidiana, dalla delusione delle sconfitte, dall’incapacità – personale e/o sociale – a realizzare un progetto di vita individuale soddisfacente… Cresce anche il numero delle notizie di mamme e papà killer dentro la famiglia, che – secondo le statistiche – oggi uccide più dei criminali. E ancora: mercato sessuale, schiavitù, disoccupazione, fame …
-Da tre anni – per citare un caso drammaticamente attuale – la Siria è ostaggio di una guerra che non accenna a diminuire: oltre 140.000, ormai, i morti; la più grande popolazione al mondo forzatamente sfollata; una situazione inimmaginabile per bambini soldato; bambini sradicati dalla loro terra o intrappolati nel conflitto; stupri perpetrati come armi da guerra; analfabetismo di ritorno, condizioni barbariche per tutti…
-La guerra del Congo (ex Zaire) – la più cruenta dal secondo conflitto mondiale, espressione  di un’ubriacatura collettiva di odio assassino – dopo due decenni di instabilità e sfruttamento, conta più di sei milioni di morti. Un olocausto vero e proprio, eppure condannato a non lasciare traccia, semplicemente perché ignorato dal resto del mondo. Forse non tutto sta succedendo alle porte di casa, ma certo non significa che non stia succedendo. E io dove sono?[i]

… e ogni momento per dire basta
logo_e_tempo_di_cambiareGià Babeuf gridava: ”Vi è chi vive lamentando l’oppressione, io sono morto  denunciandola”. E più vicino a noi nel tempo, il vescovo Oscar Romero che si ribellò contro la miseria vissuta dal suo popolo perché, diceva, il popolo povero oggi è il corpo di Cristo che vive nella storia. Per questo fu ucciso. Ma per questo aprì la porta al futuro, che sempre è di chi lo fa.
Raimon Panikkar profeticamente rimproverava all’Occidente di vivere in una cultura di sfiducia e di guerra e invitava a ‘disarmare’ tale cultura sostenendo che essa adopera la ragione come arma per vincere anche se dice ‘per convincere’. Il disarmo culturale, in realtà, se non è vissuto semplicemente come frase ad effetto sostituendo ragionamenti orrendi con pensieri sdolcinati, è requisito indispensabile a garantire la pace. Ma allora è un percorso quotidiano, faticoso e drammatico, tutt’altro che uno stato passivo! In ogni istante è lotta che mette in discussione se stessi e la propria vita contro l’egoismo e il narcisismo che invece chiude al confronto, al dialogo, all’attenzione vicendevole.

Tempo di dialogo è tutti i giorni
In fondo è facile porsi in prima linea nelle proteste contro gli interventi militari e per la revisione del programma sugli F35. È facile come riempirsi la bocca di pace mentre nel quotidiano l’ossessione della sicurezza – figlia della ragione armata – anche in Italia alimenta ormai movimenti che proclamano lotta agli immigrati. Alla radice, soprattutto in tempo di crisi, c’è la paura che gli ‘stranieri’ portino via il lavoro, portino via le case popolari, siano un costo per i servizi sociali… Ma la paura, qualunque origine abbia, non è mai a servizio della ricerca della verità; e qualsiasi richiesta universale di pace su tale via quotidiana diventa nominalista e astratta. Con espressioni forti e tutt’altro che formali, Papa Francesco indica il primo passo di un reale percorso di pace: va fatto con le parole che quotidianamente ognuno pensa e pronuncia! Passo che fa uscire allo scoperto in tutti i propri rapporti: con se stessi, nel lavoro, dentro la propria famiglia… L’amore – quello vero – assicura Papa Bergoglio “è più forte del momento nel quale si litiga. Non è necessario chiamare le Nazioni Unite per riconciliarsi”.

Piccole virtù quotidiane salvano la pace
Certamente la Verità che porta pace nei cuori e fra gli uomini è nel Vangelo. Vissuto, ne è la garanzia. Confusamente ognuno (credente o no) avverte che senza Verità l’amore non è amore e la vita non è vita. Chi poi nell’ascolto e nel confronto con gli altri è capace di cambiare opinione e di terminare una discussione ‘diverso’ da come vi era entrato, lo sa un po’ meglio. Perché quando ci si lascia guidare dalla Verità, si comincia a conoscere per esperienza che l’autodifesa – sempre e in tutti senza eccezioni – tende a prendere il sopravvento sull’autocritica; quindi non ci si illude più di pensare e di fare tutto sempre meglio degli altri; cosa che smette di fare problema quando non si cerca più la ‘vittoria’ sull’altro. A questo punto non resta difficile cominciare a trattare con pazienza e cortesia anche chi ci dà sui nervi, senza declassare i suoi atteggiamenti con facili giudizi e ironie gratuite…

Carestia di occhi nuovi e nostalgia di Cielo
1064063_10152138728923347_1348862728_oSono gli occhi nuovi che mancano nel nostro tempo: occhi capaci di guardare il Cielo e di lasciarsi formare dalla Sua Luce; desiderosi – consapevolmente o meno – di seguire la via di Cristo Gesù e di vivere il tempo ricevuto servendo con amore privilegiato coloro che non possono vantare niente: né crediti, né opere, né appigli per essere amati; coloro che patiscono per essere stati respinti, sfruttati o fraintesi. L’egoismo umano rende strabici, la ricerca del tornaconto fa miopi e troppo avvezzi a catturare più che a donare. In ogni caso, rimane però nella persona un bisogno di giustizia e di misericordia che va sempre oltre la propria misura e muove a tendere le mani verso Dio. Nella Preghiera Eucaristica aprire il cielochiediamo: Donaci occhi nuovi per vedere le necessità dei fratelli. E forse è proprio nel dolore dell’umanità (compresa la propria piccola umanità!) e nelle pieghe della storia del mondo che l’Amore viene a farci visita improvvisamente, forse per scuoterci da una vita che non sa davvero che cosa sia il bene. In questo ‘servire’ la vita a partire da quella che intorno appare spenta e inutile, è dato all’uomo smarrito nella solitudine della Storia di acquisire ‘occhi nuovi’, e anche di sperimentare la tenerezza e la misericordia del Padre nostro che è nei cieli… Farne esperienza come un preludio dei doni pasquali,  forse quale felicità promessa agli operatori di pace. Certamente come la premessa per una duratura cultura di pace. Quella che carica il cuore di speranza, fa spendere coraggiosamente la propria vita e cancella da sé la parola rassegnazione.

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it



[i] (Cfr Video di denuncia, realizzato dal Sermig di Torino su dati tratti da rapporti e dossier delle Nazioni Unite sui fenomeni di povertà nel mondo)  [i]

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