Archive for settembre, 2014

L’ascesi del ‘pensarci su’

Senza categoria | Posted by usmionline
set 22 2014

psicologia_dubbio_autostimaAgire nello stile di Dio coltivando uno sguardo nuovo su ogni cosa e persona. “Vedere” il
Bello uscendo dai propri blocchi e dalla sottile condanna a ripetersi. Condividere in cerchi fraterni sempre più allargati gli infiniti semi di Vita raccolti e, con la luce che ne è frutto, vincere insieme il buio della notte… È davvero possibile?!!

Dall’incensamento dell’io…
Sembra proprio che nella nuova società italiana si sia persa la capacità di mettersi in discussione e anche di manifestare rincrescimento per i propri sbagli, se non addirittura di provare senso di colpa. Certamente sempre meno gente esprime dubbi nel parlare; più facile invece è che si proclamino ‘opinioni’ regolarmente categoriche su ogni argomento!  Beppe Severgnini riassume la situazione in questi termini: “Pochi oggi pensano, credono e ritengono: tutti sanno e comunicano”. Colpa della TV, che con l’insistenza di un martello pneumatico, inculca una falsa idea di sicurezza e un eccesso di ‘certezze’? O del fatto che oggi ogni bocca pare venga educata prima di tutto – se non soloa mangiare e ad esigere? Certo è che se gli occhi ti dicono quello che uno è, la bocca rivela quello che è diventato (John Galsworthy). Il linguaggio ridotto all’essenziale di fatto esprime oggi tutta la povertà di comportamento e di pensiero delle persone… Ma per acquisirne consapevolezza, il cammino di ognuno esige il coraggio di fare verità dentro di sé e poi ricominciare di lì. E se il primo passo in tale direzione è disporsi a mettere se stessi in discussione, proseguire poi nel percorso a volte esige il bisturi e un bisturi senza anestesia! Intervento ‘chirurgico’ necessario in ogni tempo; preliminare comunque alla sperimentazione di qualsiasi ‘farmaco’ scelto per guarire le sempre più numerose relazioni spezzate, lacerate o tradite; le dolorose esperienze quotidiane di rapporti competitivi, conflittuali, litigiosi, o peggio ancora indifferenti!… E più di tutto per non correre il rischio di restare analfabeti del cuore.

… verso la logica del ‘cerchio fraterno’
L’identità personale in realtà si realizza nella relazione e “nessuno saprà mai chi è, senza ognuno degli altri”: ne è certo l’arcivescovo anglicano di Canterbury R. Williams. Il domenicano T. Radcliff precisa che sulla strada del Regno noi non conosciamo chi siamo senza il povero, l’anonimo e il silenzioso. E papa Francesco nel suo colloquio franco e libero con i Superiori Generali chiede ai religiosi di essere forza profetica e umanizzante del Vangelo attraverso la vita fraterna, recuperando la tenerezza e imparando ad accarezzare il conflitto…Svegliate il mondo - ha detto – Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere”. Cammino che certo richiede ad ognuno il tempo di tutta la vita e una sempre rinnovata disponibilità interiore a cercare insieme a quelli che non si è scelti e dai quali non si è stati scelti la comprensione intelligente delle cose e della volontà di Dio. E aderirvi con la fiducia che è più importante ciò che matura nel cerchio fraterno di ciò che sussiste dentro ciascuno.

Conversione relazionale cercasi
Blattschneiderameise_(Atta)_04
Una solitudine profonda emerge oggi come patologia sempre più diffusa e chiede, anche senza parlare, aiuto e cura. Ma come aiutare chi è prigioniero della sensazione vittimistica del “non ho via di scampo”, che, sì, può alleggerire la mente dal pensiero della necessità di impegnarsi, ma certo non porta da nessuna parte… Come rispondere al bisogno (che abita proprio tutti) di far parte, di essere ascoltati, di far sentire la propria voce e le proprie ragioni almeno nelle decisioni che riguardano la propria persona? Certamente la sfida è complessa. Lo è soprattutto in una società come la nostra che ha fatto un mito della ‘libertà’ individuale e del poter regnare almeno… nel proprio ‘orticello’; quando, persino nella vita religiosa, la vita fraterna sempre più spesso è sentita – e forse a volte anche inconsapevolmente vissuta – come male da rimuovere.  Ma fraternità – e fraternità consacrata in primis – è crescere insieme; scoprire non la bellezza del competere con gli altri e del primeggiare su loro, ma la bellezza dell’imparare a fare ‘cerchio’ fraterno rimettendo ogni volta in ordine le priorità e ‘tagliando’ ciò che non serve. Per arrivare a scoprire che si può camminare insieme fraternamente senza eliminare le difficoltà, ma attraversandole in Cristo. Per questo in partenza c’è bisogno delle ginocchia e dell’invocazione allo Spirito che fa entrare nella logica del Vangelo e apre alla pace ben oltre i dissapori e le inevitabili sofferenze del vivere insieme.

Dal noi all’io…   
cittaNon dall’io al noi, ma dal noi all’io, quindi, per imparare a nutrirsi reciprocamente nonostante i conflitti e le delusioni. L’istinto facilmente porta all’individualismo mentale, che si concretizza e si esprime nell’isolamento, nella critica acida, persino in un’amarezza che sembra non passare mai. Questo se però gli si permette di agire. Certo non è facile accogliere dai fratelli con i quali si vive semplicemente l’affetto che sanno dare  e il modo in cui sanno darlo; e non è facile nemmeno imparare a chiedere ciò di cui si ha bisogno senza diventare pretenziosi, lavorando invece su se stessi per neutralizzare atteggiamenti ed emozioni distruttive. Ma chissà!…forse le sofferenze personali sono consegnate ad ogni persona non perché le fugga, ma per poter leggere in sé i conflitti interni del proprio cuore illuminati da quelli esterni; o forse per imparare a servire la comunione cominciando ad apprezzare il mondo interiore dell’altro anche quando è in conflitto con il proprio. Certamente è possibile conoscere il mistero delle persone quando ci si accosta ad esse come piccoli, con stupore e con mani che non prendono, ma solo accarezzano. Ci vogliono però ragioni grandi nel proprio cuore perché il lamento non prevalga più sullo stupore e si cerchi di essere se stessi con il frasi-umiltà-se-pensi-di-essere-arrivatocoraggio di andare oltre se stessi. E poi è necessario incontrarsi con assiduità per confrontarsi, dialogare e
gestire cristianamente le ferite interpersonali. Per condividere insomma quel che si ha e si è mettendo la relazione al centro della propria vita fino a sentirsi responsabili e nello stesso tempo bisognosi uno dell’altro. Con l’umile ascesi del ‘pensarci su’ il confronto si arricchisce delle parole umane più vere che nascono sempre al singolare. Si impara così a comunicare e a condividere e si scopre in prima persona che ristoro dell’esistenza è solo un amore umile e un cuore in pace.

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it

Fatti inquieti per cercare

Senza categoria | Posted by usmionline
set 11 2014

DOMENICA XXXI C_clip_image011Anche nella vita più dispersa e inquieta è possibile “tuttavia” muoversi verso la propria interiorità e accogliervi il quotidiano concreto con le persone e gli eventi. E in questa interiorità trovare la ricchezza della vita e la gioia e il gusto e il senso, anche nelle situazioni più tragiche.

A partire dalle sorgenti…
“Venti, sessanta, cent’anni… questa è la vita. Ma cosa serve se poi sbagliamo direzione?” (Beato Pino Puglisi). Certo non si nasce per caso e non si muore votati al nulla. Però nel concreto di ogni storia umana c’è la vita che si riceve in modo naturale e c’è quella che si può ricevere solo guadagnandola con fatica muovendosi alla ricerca delle ‘radici’ della vita stessa, verso quel pezzetto di eternità che ci si porta dentro. In mezzo oscilla la ‘propria’ vita, quella che al momento si vive o non si vive. “La mia fiducia dov’è?”, domanda Papa Francesco. Quanto spesso pensieri, parole, azioni straripano di ‘io, me, per me, con me’… Soltanto IO?Ma se si confida in se stessi, si perde tutto”, ricorda sempre il Papa. E ci si ritrova un po’ come il tamerisco nella steppa, condannato dalla siccità a rimanere senza frutti e a morire … Eppure a nessun uomo potrà mai mancare il cielo per arrivare alla meta. Nel cammino infatti ognuno riceve abbastanza per essere se stesso e per svolgere i compiti che gli competono nelle diverse situazioni in cui si viene a trovare. La sfida è restare in ascolto di ciò che sale da dentro, perché la sola vera certezza che tocca la nostra vita e le nostre azioni - scrive Benedetto XVI – può venire solo dalle sorgenti che zampillano nel profondo di noi stessi. Solo lì si è pienamente se stessi.  Scoprire tali sorgenti in fondo significa sollevarsi al di sopra del proprio ‘io’ e dare il via alla ‘navigazione del cuore’. Allora dalla chiusura in se stessi si è condotti alla dimensione nuova dell’Amore che abbraccia l’universo, là dove è la ragione permanente della gioia. La Vita che è in Dio non raggiunge l’uomo al centro delle sue “sicurezze”, ma solo nel suo bisogno di essere guarito.

… capire l’arte del dolore
3.Innocenza
Quando un’esperienza affettiva colpisce in profondità, la persona si ritrova a chiedersi che
cosa sia stata la sua vita fino a quel momento. Si perde il lavoro, fallisce un progetto, qualcuno tradisce la nostra fiducia, muore una persona amica …  Ci viene incontro così il mistero umano nelle sue due facce: desiderio di vita e minaccia di morte. Qualunque ne sia la ragione, ogni situazione di crisi è profondamente destabilizzante; provoca ad interrogarsi sia su quello che si sta vivendo che su ciò che si è vissuto fino a quel momento. Se poi se ne cerca il significato per una più profonda comprensione di ciò che si è nel presente o che si è stati, allora ci si trova alle soglie della vita interiore, dove si può cogliere il senso dell’esistere, anche di quello più tormentato. Certo è un po’ istintivo per tutti nelle realtà negative della vita protestare la propria innocenza. E piangere, accusare, lamentarsi… Il che sì, è una miseria, per sé e per gli altri. Rimane però il fatto che smascherare le proprie complicità non è facile e perderne la memoria rende più difficile, se non impossibile, imparare qualcosa di bello sulla vita. Spesso infatti non sono gli altri i primi colpevoli della propria infelicità. Per umiliare e ferire qualcuno – dice Etty Hillesum – “bisogna essere in due”: chi fa soffrire e chi accetta che quella sofferenza mantenga la sua carica di negazione dell’amore.

Divenire se stessi cambiando…
Ci sono elementi essenziali per riconoscere l’autenticità del proprio cammino spirituale e la sincerità della propria ricerca. Banco di prova è rendersi conto della dispersione interiore da cui ognuno ha bisogno di essere guarito. Solo tale consapevolezza cambia la qualità dello sguardo che si ha su se stessi e mette in crisi l’immagine che di sé si aveva prima. È questo il doloroso e necessario inizio del cambiamento. L’«io» ideale, che ci si era forgiati e che si voleva  perseguire come una doverosa realizzazione di se stessi, si frantuma. E questa ‘morte’ – assicura San Paolo (cfr Romani 6,4) – introduce alla vera vita secondo lo Spirito. In Lui sono la luce e l’energia che fanno capace l’uomo di donare ospitalità, in sé, a quell’altro che è diverso, antipatico, arrogante, nemico, indifferente … Procedere il più delle volte a tentoni lungo un percorso accidentato e difficile, per imparare a soffrirlo e accettarlo, sapendo però che c’è sempre un ‘tuttavia’ – così lo chiama Hetty Hillesum – che può cambiare radicalmente la propria percezione degli avvenimenti e l’essenza delle cose che si vivono.

Ma davvero il dolore può ampliare gli orizzonti di conoscenza di chi lo sperimenta, far comprendere cose che in altro modo non si capiscono? …in fondo sappiamo bene che soffriamo, ma non sappiamo in alcun modo perché soffriamo. In tale situazione troppo spesso manca alla persona la capacità di resistere di fronte alle difficoltà della vita. A volte poi tale mancanza porta i più giovani a cercare rifugio nella droga e un po’ tutti a ripiegarsi su di sé. È necessario trovare il senso del dolore per non bloccarsi nel cammino. Trovarlo per sé e per aiutare i più piccoli a crescere, altrimenti soffrire sarà stato inutile. Chi ne ha fatto l’esperienza sa che si può essere felici ‘dentro’ senza per questo voltare le spalle alla sofferenza. Perché si può soffrire in modo degno o indegno dell’uomo. La vita è dura, ma è anche BELLA!

… e vivere a ‘matite colorate’!
Una forza più grande di ogni uomo attraversa la vita e la fa più forte di ogni sua ferita. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque timore (Mt 10, 30-31)dice il Signore. Con Lui sulla barca della propria vita è possibile attraversare prove e contraddizioni come vere piccole risurrezioni, fare ogni volta un’esperienza pasquale insomma. E sentirsi chiamati a scrivere con la vita, per la libertà di tutti, le ‘piccole cose’ 670px-Cope-if-You-Want-to-Become-Anorexic-Step-1vissute con il Risorto. Il divino e l’umano trovano così compimento l’uno nell’altro. Con Lui si può osare attraversare la soglia che porta al cospetto degli altri ed espone al rischio di camminare insieme nelle situazioni concrete; forse anche di inciampare insieme, ma risollevandosi poi fino a saper sorridere di se stessi. Il problema vero è imparare a pregare e vivere come … matite colorate. Allora, ogni mattina, a tutto ciò che si alza con noi si riesce a dare quel colore di luce che fa esistere per gli altri, ma senza imporre loro la propria vita. Vivere e pregare insomma per riuscire a catturare un po’ di luce e di sole in ogni incontro e – perché no? – anche in qualche scontro. E marciare così, lietamente, verso la vera libertà di vivere. La forza interiore basta. Il resto è irrilevante.

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it

Dalla valle della quotidianità

Senza categoria | Posted by usmionline
set 01 2014

3La terra può anche essere un immenso pianto, ma quanto viene costruito facendo passare per le proprie mani la tenerezza di Dio rimane per sempre; nessuna forza del male e dell’ingiustizia potrà distruggerlo. Alimentarsi con il Vangelo cambia anche una società difficile come la nostra… Ed è speranza che non delude.

Racconti di morte…
Nulla addosso, sulle spalle un fagotto di povere cose. Nel cuore angoscia e fame che premono come una tenaglia. Davanti a sé il nulla. Un segno d’odio – la ‘N’ araba di Nazareno – accompagnato da stragi e persecuzioni. Luoghi, cristiani da duemila anni, annientati. Minoranze etniche e religiose avviate allo sterminio insieme a uno dei pochi mosaici di civiltà rimasti nel Vicino Oriente… Tutto questo da quando Mosul a nord dell’Iraq è caduta per mano delle milizie dell’ISIS  (oggi IS = Stato Islamico), all’attacco per conquistare ricchezze e barili di petrolio, al prezzo di qualsiasi devastazione. E, mentre in poche settimane tali drammi continuano a moltiplicarsi, i profughi sono già diventati 1,4 milioni… C’è la questione dell’Ucraina, dove si continua a combattere e si aggrava la situazione della popolazione civile; c’è la questione della Siria, della Libia e poi delle migliaia di morti annegati nel Mediterraneo… Storie di un ‘altro’ mondo, estraneo forse ad una Europa cinta da… mura invalicabili? Di fatto il movimento islamico del Califfato continua ad attaccare da più parti, e l’Europa … sembra pensare ad altro! Siamo nella Terza guerra mondiale – dice il Papa - ma fatta a pezzi, a capitoli… E aggiunge: Preoccupa il livello di crudeltà che accettiamo.

… di grandi fatiche
Certo, quando non si ha più – o non si ha ancora – un lavoro per vivere, e sul domani solo incertezze; quando non si possiedono risorse sufficienti per pagare le bollette quotidiane o ci si ritrova letteralmente ai margini delle strade, allora cambia la vita delle persone. E in peggio. Senza considerare che c’è anche chi continua a vivere immerso in povertà ancora più profonde: di istruzione, di relazioni, di fiducia, di speranza… Ma nei Tg del mondo occidentale è anche la  disperata debolezza di ‘quei’ profughi, dei ‘nuovi ultimi’. E il cuore delle persone – povere o meno povere non importa, ma impegnate nelle scelte quotidiane a rendere ‘casa umana’ questa nostra terra – ‘vede’, prova orrore, pena, non si rassegna… Così avviene che anche i drammi, originati in spazi internazionali più o meno lontani, diventano – come sono realmente – ‘problemi di casa’; una realtà viva e sofferta, problemi di vita e di vita quotidiana; lontani forse solo per chi, più o meno consapevolmente, è impegnato solo ad accaparrare per sé e insegue quanti gli vivono accanto con l’obiettivo primo di usarli per farsi strada.

…e grandi domande
ansia1“Ogni comunità cristiana deve sapere che non solo i deboli hanno bisogno dei forti, ma che questi ultimi non possono essere veramente uomini senza i primi. L’esclusione dei deboli è la morte della comunione” (D. Bonhoeffer). E la senatrice Albertina Soliani scrive: “l’unità tra i deboli e i forti è la grande sfida del mondo globale in cui viviamo e l’unica via per la salvezza di tutti”. In realtà oggi la povertà si presenta come un fatto universale enorme e profondo, un fatto di massa e un fenomeno di civiltà. Negli ultimi due anni, secondo i dati Fao, l’area della fame è cresciuta addirittura del 25%… un segno dei tempi quindi; segno da discernere e sfida anche per l’annuncio della fede. Dopo la crisi finanziaria e via via che Paesi terzi e quarti ne emergono impetuosamente, gli ‘ultimi’ di prima diventano ‘penultimi’. E allora stare con gli  ‘ultimi’ vuol dire forse tradire i ‘penultimi’? Come coniugare mercato e cultura del dono, economia e gratuità dell’azione sociale? Certamente non c’è risposta fuori della pulizia dei pensieri e fuori dell’agire quotidiano di ciascuno. Istintivo invece è sentire l’arrivo fra noi degli immigrati e dei nuovi sventurati come un’invasione mirata ai propri danni. Facile è anche rimanere a guardare il loro affanno con una sorta di impigrita indifferenza o impotenza. In tutto questo ognuno forse è più smarrito che consapevole. Che cosa fare?… I pensieri, i sentimenti e spesso anche i comportamenti sono arruffati intorno a ciò che è necessario fare. Ma allora si può ancora parlare di bene comune? Qual è la soglia che rispetta la vita, la dignità della vita? Come impegnarsi per un’economia che non si vuole accontentare di assicurare la convivenza sociale, ma aspira alla vita in comune e a realizzare una società fraterna?

Chiamati alla fede…  

fdrpn_1I poveri? … saranno sempre con voi, fu detto. Senza di essi, quindi, è certo: non esiste la comunità. Tanto meno la comunità cristiana. Del più piccolo e del più dimenticato Dio ha una memoria molto viva e fresca (B. de Las Casas) e a tale memoria chiama chi accetta di farsi suo discepolo. Nella società umana in realtà il bene di ognuno può essere raggiunto solo con l’opera di tutti, credenti e non. E il bene di ciascuno non può essere assaporato se non lo è anche dagli altri. Ma allora come muoversi con Dio che prende sempre la parte del più povero, dell’oppresso, del più debole, in una realtà come la nostra che è marcata dalla povertà e dall’oppressione… si chiede G. Gutierrez.

… nella quotidianità storica
Dio si fida di ogni sua creatura e in ciò va oltre ogni speranza umana. Il suo amore per la persona oppressa, qualsiasi lingua parli e qualunque via stia percorrendo, non può essere zittito… La sua chiamata a vivere la stessa fedeltà alla giustizia e alla misericordia rimane universale e personale, come anche quella a riconciliarsi con la storia più quotidiana, profetica o insignificante, bella o meno bella che sia. Nel quotidiano cammino verso una intelligenza, sempre più profonda e ampia, del Mistero che conduce la storia, il cristiano trova nella Parola la regola per le sue relazioni e il criterio per imparare a discernere la via per costruire il vero bene comune. Insieme ne riceve la grazia e l’energia per camminare nel presente e vigilare attuando il definitivo che non è ancora e già germoglia nel cuore come speranza e passione. È il “regno dei cieli” che ci assomiglia e non è sopra o lontano da noi, perché si concretizza attraverso i gesti e i sentimenti umani. Nei giovani, per esempio, più che crisi di valori oggi è presente una forte sete di autenticità. A saperla leggere vi si può riconoscere uno degli innumerevoli segni di quel Mistero che in ogni tempo sceglie gli ultimi per confondere

Rappresenta Gesù Figlio di Dioi forti e agisce là dove sono paura e forza. Ai giovani dell’Asia papa Francesco ha suggerito lo sguardo e i criteri con cui vivere la propria chiamata a testimoniare il Vangelo nell’immenso Continente asiatico. Essi risponderanno ancora al suo invito e si sveglieranno, infine. E i giovani dell’Europa usciranno per incontrarli e muoversi insieme al servizio di tutti, nella libertà di un amore quotidianamente ritrovato e purificato. Un sogno forse? Ma la virtù più facile per i giovani di ogni tempo è fare le cose difficili! E la fede è per tutti il grande rischio della vita, la via sicura lungo la quale la globalizzazione e il terrorismo non diventeranno una notte in cui tutto è nero.

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it