Prossimi e…distanti

Posted by usmionline
set 06 2012

Nell’epoca del “calcolo” e del non-amore, anche la diversità e il conflitto possono essere vissute come opportunità positive per crescere in umanità.

Nell’epoca del non-amore…
Una smisurata mancanza di contatto umano caratterizza questo nostro tempo a tutti i livelli e si riverbera inevitabilmente in una conflittualità più o meno evidente nei rapporti con se stessi e con gli altri. Viviamo in un contesto, diventato quotidiano, portato più allo scontro che al dialogo, più teso a vincere sull’avversario che a risolvere il problema. Davvero oggi quello che ognuno soprattutto sembra aver bisogno di sentire, o di credere di sentire, è che qualcuno ha bisogno di lui. Nello stesso tempo è possibile udire ciò che risuona all’esterno nella misura in cui si porge fedelmente ascolto al proprio intimo. Ma non è “ridicolo questo bisogno di comunicare”?! “perché deve  essere tanto importante che almeno una persona abbia guardato dentro la tua vita?”, si chiedeva D. Hammarskjold. E poi: è proprio vero che solo chi ascolta può parlare?… Una cosa è certa: “Non sapendo da noi stessi chi siamo, possiamo apprenderlo solo da Dio” (Blaise Pascal).

e del calcolo
Qualcuno ha definito quella in cui viviamo‘epoca del calcolo’. Un tempo iniziato quasi in reazione e rivincita sul cammino intravisto nel secolo scorso e avviato da tanti con sacrificio personale, impegno ed entusiasmo – a livello personale e politico – per il riconoscimento dei diritti di tutti e una vera crescita in umanità.  

Oggi astuzia politica e corruzione culturale hanno velocemente modificato la qualità della convivenza e avviato appunto l’epoca del calcolo. Così siamo arrivati al punto che chi può fa e chi è forte ha diritto. Si fa politica per sé e non per tutti. Non ci si fa scrupolo di saccheggiare l’ambiente della vita se questo serve per arricchirsi. Si gestisce l’economia come profitto a scapito degli ultimi, invece che come risposta ai bisogni del vivere umano di tutti. Insomma: un tempo di non-amore civico e politico.

In tale situazione, oggi, chi è che ce la fa? Certo chi ha famiglie economicamente forti alle spalle…e non sempre sono i migliori.

I giovani
“Non lasciate che le forme associative in cui i giovani amano organizzarsi siano fuochi di paglia che subito si spengono disperdendo energie preziose”, ci ammoniva già Giovanni Paolo II. Non ci conoscono dicono i giovani degli adulti – non sanno perché siamo tutti su Internet, perché in tanti siamo tornati ad appassionarci di politica e lottiamo per difendere i beni comuni… In effetti osservando i giovani del nostro tempo nel loro insieme possiamo rilevare che emerge in essi il desiderio di fare comunità e anche l’ansia di sperimentare il valore della vita comune. Certo ci può capitare di vederli gonfi di tante esperienze e di saperi, veri o presunti, ma è altrettanto certo che essi hanno rispetto per la natura e rifiutano istintivamente tante forme di violenza. Ricercano vie concrete verso la pace e non rinunciano all’azione perché non hanno timore di sporcarsi le mani per spendersi generosamente per qualche cosa che vale. Così spesso ottengono molto di ciò che vogliono e a volte anche di ciò che desiderano. È facile comunque trovarli impegnati in progetti aperti al servizio. Strano può sembrare allora che nel vortice della molteplicità di impegni e di informazioni e con la facilità di comunicazione data dall’evoluzione degli attuali mezzi, i giovani vivano una dilagante solitudine. Troppo spesso faticano infatti a condividere le regole necessarie allo stare con gli altri, in un crescendo di relazioni conflittuali e di mancanza di ascolto reciproco, sia con i coetanei che con gli adulti. Forza e fragilità insomma contraddistinguono i nostri ragazzi.
Ma noi adulti, che li vorremmo fin da piccoli primi in tutto e non ci facciamo scrupolo di riempire la loro agenda di impegni fino a privarli della loro spensieratezza, noi che tanto spesso li sopravvalutiamo e li viziamo anche… non siamo proprio noi a comportarci da eterni adolescenti fino a disorientarli?

Il conflitto necessario
Sperimentiamo un po’ tutti – senza grandi differenze per ‘diritto’ di anagrafe – la frenesia del dover comunicare sempre, dovunque e comunque nel minor tempo possibile. Nel fenomeno Facebook ed SMS l’uomo tecnologico di oggi promuove una comunicazione veloce all’insegna… dell’economia. Paradossalmente però in questa frenesia di contatti la relazione si impoverisce e si frammenta…E quando ci si incontra, la fatica di parlarsi senza abbreviazioni e senza cellulare, con la calma di chi sa ascoltare e sa capire oltre le parole, è ancora più grande e incerta nei risultati. La posta in gioco è decisamente alta. Così, immersi nella bufera della storia quotidiana, ci ritroviamo tanto spesso a gridare Non ce la faccio più!!

La vita però si gioca nel fidarsi, nell’essere leali nei conflitti e anche nel renderli aperti per uscirne. D’altra parte paura e fiducia non stanno insieme e fuggire raggomitolandosi nella natura umana calcolatrice e diffidente è tagliare alla radice il movimento di fiducia nella VITA.

Ma nella nostra società si fa anche di peggio quando non ‘si lotta’ con le persone che ci rendono la vita difficile, si rifugge da ogni conflitto, non ci si schiera contro nulla, ci si sforza di essere aperti a tutto, disposti a qualunque compromesso… Questo viene chiamato ‘tolleranza’ e capacità di accogliere, ma in fondo è solo disinteresse e mancanza di rispetto. Invece il rispetto per chi sentiamo ostile – quello offerto,anche se non ricevuto! – aiuta a integrare la propria aggressività e forse predispone a un rapporto migliore. Prossimità e giusta distanza certamente sono necessari – in ogni tempo e soprattutto oggi – ad ogni rapporto autentico.

Litigare fa bene alla libertà
È proprio inevitabile che il litigare porti con sé tensione, disaccordo, rabbia, ansia? Certo il valutare, interpretare, sostenere portano facilmente al blocco difensivo, alla sfiducia, alla frustrazione…Eppure è necessario riconoscere e non rimuovere queste emozioni e sentimenti. Se un conflitto, infatti, viene sopito senza essere compreso, che cosa può garantirci che non ne possa nascere un altro, magari con diversi protagonisti e diversi contenuti?

Litigare fa bene alla libertà, diceva Nicola Abbagnano. E la discordia di opinioni non crea necessariamente contese inutili o pericolose. Ma questo solo se esse non sono – contemporaneamente – espressione di  intolleranza e arroganza. Il fatto è che ogni incontro reale esige una buona dose di lotta e persino di contraddittorio, e una vera avventura d’incontro è impossibile senza un altrettanto vero ‘scontro’. Ognuno infatti è una persona a sé e ha diritto a soddisfare i propri specifici bisogni, che talvolta contrastano o comunque non coincidono con quelli degli altri.

Nella nostra società è prevalente l’orientamento per cui, in presenza di conflitti di valori o di idee, necessariamente uno debba perdere e l’altro vincere. Così c’è chi si relaziona anteponendo il proprio bisogno come dominante (e lo fa con atteggiamento aggressivo!) considerando soluzione accettabile solo quello che è meglio per lui. E c’è chi per quieto vivere, in partenza è disposto a cedere su tutto…In fondo è facile essere gentili con chiunque anche solo per mancanza di carattere. Ma comunicare non è mai un fatto unilaterale, o di potere, e incontrarsi non è certo una cerimonia formale magari minuziosamente regolata in anticipo.

Se si vuole imparare ad incontrarsi, sapienza è nella capacità di leggere e interpretare il reale, perché verità e amore sono la stessa cosa e in essi ogni istante della vita ha il respiro dell’eternità.

Allora, con lo sguardo gettato verso l’Oltre al di là della nostra finitezza, e confidando – più che sulle parole – nel linguaggio dei piccoli e grandi gesti concreti e quotidiani, è necessario imparare a farsi prossimi in nome della fiducia impegnandosi a far circolare il bene e i beni. E farlo “non con tristezza e per forza, ma volentieri e con gioia (2 Cor 9,7).

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it

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