Doni e sentimenti in circolo

Posted by usmionline
dic 09 2013

Anche una semplice esperienza come il presentarsi a un compleanno senza un regalo, o scoprire di averne ricevuto uno più prezioso di quello chetopic
si è fatto, ci dice che il dono è molto più di ciò che ci si scambia… 

Dare, ricevere e… obbligo di ricambiare
Davvero i legami sociali e i rapporti interpersonali, in una società come la nostra segnata da individualismo e con tratti accentuati di narcisismo, si spiegano solo in termini di modello mercantile, calcolo e interessi reciproci? Se è così, l’usanza tanto comune (e altrettanto simpatica!) di scambiarsi doni fra natale e fine anno e di porli ai piedi dell’albero di natale, è una faccenda… molto seria. Come pure l’usanza antica dell’abete sempre verde che, nel pieno della stagione invernale, viene addobbato e si fa, per tanti, segno della vita che non muore. Di quella vita – faceva riflettere Giovanni Paolo II – che resta «sempre verde» se si fa dono non tanto di cose materiali, ma di se stessi: nell’amicizia e nell’affetto sincero, nell’aiuto fraterno e nel perdono, nel tempo condiviso e nell’ascolto reciproco.

Il dono in realtà fonda e rifonda le civiltà e la vita, non solo nel senso che nessun uomo sopravviverebbe alla nascita se qualcuno non gli donasse attenzione, cura e amore… ma perché nessuna comunità umana e nessuna istituzione nasce e rinasce nel tempo senza doni. Doni quindi come autentici atti di umanizzazione! Ma questa consapevolezza abita davvero nella persona che dona? Come si concilia la pratica del dono con la logica del do ut des – motto latino il cui senso è “dare per ricevere” – che pure da decenni, di fatto, continua a ispirare le scelte dei più nella nostra società occidentale? Forse la ‘faida’ dei regali che ‘chiedono’ altri regali, così ben praticata da tanti nostri politici, non ci è poi così estranea come vorremmo credere. E forse non è nemmeno un caso che la parola gift significhi in inglese ‘dono’ e in tedesco ‘veleno’…

Ambiguità…
“Nulla si fa per nulla” è un proverbio terribilmente reale e terribilmente antico. Si pratica l’atto del dono, più o meno consapevolmente, per affetto sincero, per
gift_3non essere dimenticati, per riconfermare un’amicizia…; ma anche per semplice consuetudine, per obbligo, convenienza…. E può essere ricevuto senza destare gratitudine, o con egoistica soddisfazione, con sopportazione e imbarazzo… Può essere anche rifiutato nell’indifferenza distratta, o sperperato e perfino pervertito e trasformato in strumento di pressione sul destinatario, per controllare e incatenare la sua libertà invece di suscitarla.

Oggi però siamo anche soliti dire “ci sono cose che non hanno prezzo. E la soddisfazione che deriva dall’aver donato qualcosa a una persona cara, pur appagandoci, è una di queste”, afferma Marcel Mauss nel suo famoso saggio sul dono. Il dono insomma di per sé è ‘pericoloso’, in quanto comporta una risposta personale alla domanda non retorica: Perché mi vuoi aiutare anche se non ti do nulla in cambio? Un ‘esame’ che permette di scoprire le passioni e i sentimenti che realmente muovono nel proprio quotidiano dare: ricerca dell’onore, del prestigio, una più bella immagine di sé?… Sta di fatto che tanta parte di ciò che dà senso (buono o…malato che sia!) ai rapporti interpersonali è proprio nelle passioni che sono dentro l’uomo e lo muovono e indirizzano nelle scelte. E spesso finiscono per rendere difficile quella prospettiva di speranza, oggi necessaria più che mai.

… ed essenza del dono
Il dono è una faccenda di gratuità, un atto dove il bene principale non è l’oggetto donato ma la relazione tra chi dona e chi riceve. Il dono non è previsto, a volte è atteso, ma non è legato al merito. Sorprende sempre. E non lo si compra in un pomeriggio di shopping. Servono monete speciali per procurarselo: energia-pulitaattenzione, cura, fatica, tempo investito gratuitamente e soprattutto di saper rischiare anche l’ingratitudine. Oggi è facile per tutti con un sms ‘donare’ qualche euro a quei ‘lontani’ che i mass media indicano come soggetti per i quali vale la pena provare emozioni… Ma, mettendo in circolo solo qualche briciola, non si depotenzia proprio quella che viene comunque chiamata ‘carità’? Donare certo è sempre stata un’arte difficile, ma l’essere umano ne è capace in quanto è capace di rapporto con l’altro… Perché di questo si tratta: di dare ciò che si è insieme e attraverso ciò che si ha. Il dono all’altro – sia esso fatto di parola, o di gesto, dedizione, cura, presenza, ‘cose’ … – è possibile solo quando si decide la prossimità. Se ci si fa vicini all’altro e ci si coinvolge nella sua vita, se si vuole assumere una relazione con lui, allora ciò che era quasi impossibile, difficile e faticoso, diviene quasi naturale. La capacità del bene nelle profondità della persona è risvegliata, se non generata, proprio dalla prossimità, con la quale cessano l’astrazione e la distanza, e nasce la relazione. E si sperimenta la verità di quella parola di Gesù riferita negli Atti degli apostoli: C’è più gioia nel donare che nel ricevere.

Che cosa ‘circola’ tra noi?
La grandezza della dignità della persona umana è dunque nel saper dare se stessi e nel farlo in piena libertà! “Non abbiate alcun debito verso gli altri se non quello dell’amore reciproco” (Rm 13,8). È il debito ‘buono’ dell’amore che fa la communitas e muove all’esperienza di alzarsi in fretta per mettersi in cammino verso l’altro. In sintesi: regge imagesCA8RXPRHquella logica donativa, che non può essere sottoposta alla speranza della restituzione, o di un obbligo. Solo lancia una chiamata, desta una responsabilità, ispira il legame sociale. L’arte di concretizzare il dono è ancora nella parola di Gesù: Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra (Mt 6,3). Lungo tale via il dono si fa strumento fondamentale – se non indispensabile – per curare, riconciliarsi, ricominciare. E fa circolare il perdono, quel perdono che è credere di nuovo in una relazione ferita, non il semplice togliersi un peso dimenticando il male ricevuto. In realtà non c’è perdono senza dono, né dono senza perdono. Un per-dono che evidentemente ha bisogno della gratuità e dell’agape, senza i quali la vita personale e sociale non funziona, non genera, non è felice. Un atto donato e percepito come speranza di comunione. La vita quotidiana ci dice che non c’è vera gioia senza gli altri, come non c’è speranza se non sperando insieme. E la speranza – è acquisito – è frutto del dono, della condivisione e della solidarietà.

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it

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