Nel dopo ‘vacanze’ più pronti per ricominciare insieme?

Posted by usmionline
ago 18 2010

Non si diventa “uomini completi” da soli,
ma unicamente assieme agli altri…
(D. Bonhoeffer)

Le relazioni che caratterizzano l’epoca in cui viviamo sono divenute tanto fragili e inaffidabili che il grande sociologo Zygmunt Bauman le può paragonare ad una zattera di carta assorbente.

Forse di questo noi stessi abbiamo fatto esperienza anche nei giorni dell’estate che si sta concludendo. Forse in questo tempo qualcuno ha potuto collaborare con la pastorale giovanile in qualche Estate ragazzi, o Campo Scuola, o Grest. Altri saranno stati tra gli animatori di centri per bambini, o per anziani, disabili, profughi. Forse la mia avventura estiva è stata di incarnarmi più a fondo nel mondo dei giovani, di immergermi nelle loro storie per cercarvi il senso, sapendo che da solo l’uomo non può arrivare a coglierlo e che è necessario riaprire la cortina del cielo per trovarlo.

Nei giovani in realtà è forte la voglia di capire se stessi e di trovare una comprensione del proprio destino, del proprio ruolo e importanza. Desiderano infatti percepire qualcosa di più grande di quello che il mondo fa apparire della loro vita.

Forse il nostro compito con i giovani è stato di far emergere in loro le domande di significato che permettono di declinare la fede nella vita concreta. Avremo allora fatto questo amandoli, perché amare in realtà fa cambiare. La sapienza del Vangelo infatti è colorata della vita di chi crede in esso e lo testimonia nell’amore. Risposte facili, preconfezionate e precotte invece non servono.

In tutto questo, anche nel tempo dell’estate quante persone posso dire di avere incontrato, che vivono in sé il disagio di non essere capiti e di non capire?…Coppie che non sanno affrontare nel modo giusto i propri conflitti né gestire quelli con i figli; ragazzi che rifiutano il rapporto con i coetanei perché ne temono il giudizio; giovani che non sanno decidersi a lasciare la propria famiglia di origine per sposarsi; anziani ormai emarginati e tristi nel proprio mondo; adulti sempre più schiacciati dall’incertezza del futuro: tutti disagi sociali e mentali che rivelano una profonda difficoltà a relazionarsi, a comunicare e quindi a gestire il rapporto che lega agli altri.

Dall’orizzonte relazionale l’alba di una “umanità nuova”

Chi, per salvare la propria vita e conseguire quel benessere di cui tutti abbiamo una fame disperata, si affiderebbe ad una zattera di carta assorbente? Cambiamenti sociali e culturali ci incalzano ogni giorno: sono sotto i nostri occhi e spesso non riusciamo a coglierne il senso e la direzione; non riusciamo quindi a gestirli.

Eppure è dalle relazioni e dalla loro qualità che dipende la maturazione della persona, la sua salute mentale e, in definitiva, la sua felicità o disperazione. Certo Dio invita me come tutti a riconoscere le ragioni del disagio di vivere e della mancanza di felicità nella paura di amare che ci portiamo dentro, nel sospetto di non essere amati, nella diffidenza di fronte a ogni atteggiamento di amore gratuito.

Per mettersi in grado di affrontare la realtà e potersi così adattare creativamente ad essa, ad ognuno è necessario riconoscere il materiale di cui è fatta la propria zattera relazionale, per poterlo eventualmente sostituire o rafforzare. Il tempo della ‘vacanza’, in fondo, serve soprattutto a questo.  

Leggerezza di un cammino che continua nella fedeltà

Il compito, che anche a conclusione del tempo di ‘vacanza’ attende comunque ognuno, è di impegnarsi a riconoscere nel proprio cammino le occasioni utili a coltivare in sé la paziente attitudine all’ascolto, la capacità di mettersi nei panni dell’altro, la disponibilità a condividere e ad essere solidali.

In realtà queste sono le competenze che rompono il deserto della solitudine, danno significato e sostegno ai propri passi e in definitiva permettono la produzione di quel bene prezioso e raro che è il bene relazionale.

Con questo bene, forse rafforzato nel tempo delle vacanze, mentre si continua ad elaborare interiormente ciò che si vive di fuori, certamente si è più pronti a tornare al quotidiano senza rischiare di essere intontiti dalla ripetitività, o di essere travolti dai suoi ritmi esasperati; più pronti a passare attraverso avvenimenti e uomini non come il turista, ma restando all’interno della realtà, come il lievito che fa gonfiare la pasta e come il sale che si confonde con gli avvenimenti. E così in ogni momento ad ognuno è possibile riconoscere il Kairòs e dire quell’eccomi che ravviva la quotidianità e le impedisce di diventare professione. Buon ricominciamento, allora, del viaggio insieme!

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it

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