Comunità cristiana e pedofilia

Posted by usmionline
dic 16 2010

Il buio e il cielo

Grande abbondanza di informazioni, ma anche profonda confusione. Due suicidi tragici (di un sacerdote e di un diacono) nell’Italia degli ultimi giorni. È ancora cronaca in margine ad abusi sessuali perpetrati su minori da parte del clero della Chiesa cattolica. E ancora è bufera mediatica, polemiche di ‘circostanza’, un fiume di parole. In un certo senso, «come da una profonda voragine», continua a riemergere dal passato «quella grossa nube di sporcizia che insudiciava e rabbuiava tutto cosicché soprattutto il sacerdozio improvvisamente appariva come un luogo della vergogna ed ogni sacerdote era sospettato di essere “uno di quelli”». Con queste parole Benedetto XVI introduce la sua risposta, molto ampia, a Peter Seewald sugli scandali degli abusi sessuali nel libro-intervista Luce del Mondo – Il Papa, la Chiesa, i segni dei tempi, appena pubblicato dall’Editrice Vaticana. E aggiunge con forza: «Quello però che non deve mai succedere è che si fugga e si faccia finta di non vedere…».

Perché il silenzio?

Invece reticenza e uno strano silenzio sembrano emergere nel mondo dell’educazione e della cultura, che avrebbe al contrario tutta la competenza per parlare. Così, mentre in tutti lo sgomento cresce ogni volta che emergono nuovi casi di persone usate e violate, anche noi siamo presi da sentimenti di rabbia e sconforto con il rischio di rimanerne paralizzati. È come se un panico morale impedisse ad ognuno di fare chiarezza sul problema. Il che certamente non aiuta a proteggere i bambini, né a delineare i contorni dello spinoso problema. La pedofilia tocca ogni categoria di persone: stimati professionisti, amici, familiari, politici, sacerdoti, docenti, allenatori sportivi, educatori… Fra i pedofili condannati risultano esserci persone celibi e anche persone sposate con figli. Il che smentisce il luogo comune, certamente diffuso, di una equivalenza fra pedofilia e celibato; mentre ricorda a tutti che i giudizi sommari rischiano solo di contribuire a creare quel clima di sospetto che fa scivolare in una forma di abuso di altro tipo.

Aprire spazi di dibattito e di confronto

Il problema è complesso e in ogni caso mai veramente chiarito soprattutto sotto il profilo delle possibili responsabilità. Una sfida per chiunque e un appello rivolto alla coscienza dei credenti e dei religiosi.

In un clima di fiducia tradita e di sospetto, come aiutarci a ritrovare i fondamenti del vivere insieme facendo tesoro del dono della comune fede? Come comunicarci reciprocamente il messaggio di liberazione del Vangelo e conoscere in che modo la Chiesa può essere nel mondo di oggi annuncio della vera Notizia che reca gioia?

È giusto e importante prima di tutto che la comunità ecclesiale sappia guardare in faccia con coraggio e attenzione a quanto capita. Prendere esempio dal Papa, che nel libro citato, con semplicità di linguaggio, senza reticenze e con grande sofferenza e sincerità, concede l’intervista sì per rendere partecipe il grande pubblico del suo pensiero, del suo modo di essere e di concepire la stessa missione che gli è stata affidata; ma anche per aprire discussioni su temi e problemi di grande attualità, non certo per chiuderle.

Il problema vero: la formazione

Una cosa è certa: per introdurre cambiamenti necessari e duraturi in ogni campo della vita e della storia, occorre partire dal riconsiderare la formazione che la comunità, anche attraverso i suoi formatori, di fatto offre ai giovani. Verificare se è formazione unitaria e integrata; se possiede le caratteristiche di una formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nello stesso tempo; se davvero cioè l’accompagnamento dell’adulto è qualificato e in grado di fare chiarezza sulle reali motivazioni dei giovani, sulla loro storia di vita e il concreto cammino di fede. Perché nelle relazioni, negli affetti e nel vissuto possono nascondersi ferite profonde che ad un certo punto esplodono. La formazione risulterà adeguata e non vuota quando la vita spirituale non sia sganciata dall’esistenza, ma radicata nella profondità della persona. Allora questa persona potrà dirsi realmente impegnata a vivere una relazione profonda e affettiva con il Signore Gesù, con una disciplinata vita di preghiera.

Il ruolo della comunità, ovvero: il problema della formazione permanente

Anche alla luce di quanto detto finora è evidente quanto sia indispensabile che non solo l’educatore, ma ugualmente ogni adulto della comunità, in prima persona, si alimenti quotidianamente e con freschezza immutata dell’ascolto affettivo della parola di Dio; sia realmente impegnato a trovare e rafforzare la propria identità in questa nostra società liquida; a conoscere e riconoscere perciò i propri limiti per vigilare su di essi e, guidato dalla grazia, diventare evangelicamente libero; capace di conoscere e di compiere la volontà di Dio; di dire con la vita la bontà dei valori in cui crede e riuscire così a trasmetterli.

Se quel che conta nell’affrontare ogni situazione è la vita interiore che si riesce a coltivare, essa si gioca, tutta e interamente, nel presente eterno della propria coscienza e nella capacità di amare.

Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it

Comments are closed.